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Il ricordo

Foibe, la Slovenia protesta contro Salvini e Tajani: incidente diplomatico sulla strage comunista

12 Febbraio 2019

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È quasi incidente diplomatico tra l'Italia e la Slovenia. Lubiana ha accusato il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, di aver cercato di nascondere le responsabilità del fascismo italiano nella seconda guerra mondiale, parlando di un tentativo di "revisionismo". A far saltare i nervi degli sloveni sono state le parole dei due politici italiani durante la cerimonia di domenica scorsa a Basovizza, vicino al confine con la Slovenia, dove Tajani ha parlato di "migliaia di vittime innocenti uccise perché erano italiane". 

I massacri commessi nelle foibe dai partigiani di Tito negli ultimi mesi del conflitto, furono principalmente nei confronti di collaboratori fascisti o di fascisti e, secondo Lubiana, non avevano alcuna dimensione etnica. Ma queste affermazioni "suggeriscono che le foibe furono una pulizia etnica", ha detto il presidente sloveno Borut Pahor che ha scritto a Sergio Mattarella. "Questo è un caso senza precedenti di revisionismo storico, il fascismo era un fatto e il suo scopo era quello di distruggere il popolo sloveno", ha twittato il primo ministro sloveno di centrosinistra, Marjan Sarec. Tajani, rappresentante del Partito popolare europeo, ha concluso il suo discorso inneggiando "all'Istria italiana e alla Dalmazia italiana", riferendosi alle due province adriatiche slovene e croate precedentemente controllate dall'Italia.

Il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, ha fatto un parallelo tra "i bambini morti ad Auschwitz e i bambini morti in Basovizza". A quasi 75 anni dalla fine del conflitto, i massacri nelle foibe restano un punto delicato nelle relazioni italo-slovene. Le stime sul numero delle vittime variano da poche centinaia a più di 10.000. Fu Silvio Berlusconi nel 2004, da premier, a istituire una commemorazione nazionale per le vittime italiane della regione.

Da Strasburgo, Tajani ha respinto le accuse degli sloveni, chiarendo che il suo era un riferimento alle persecuzioni contro gli esuli italiani che vivevano a Istria e in Dalmazia. "L’orrore di migliaia di persone gettate, spesso ancora vive, nelle profondità delle cavità carsiche, è un fatto storico acclarato - ha detto Tajani - La Giornata del Ricordo mira a ristabilire questa verità. Nel corso del mio intervento ho voluto sottolineare il percorso di pace e di riconciliazione tra i popoli italiano, croato e sloveno e il loro contributo al progetto europeo. Il mio riferimento all’Istria e alla Dalmazia italiana non era in alcun modo una rivendicazione territoriale. Mi riferivo agli esuli istriani e dalmati di lingua italiana, ai loro figli e nipoti, molti dei quali presenti alla cerimonia. Proprio ristabilendo la verità storica è stato possibile dare un punto di svolta alle relazioni tra Italia, Croazia e Slovenia, oggi Paesi legati da una salda amicizia. La pace duratura tra i nemici di un tempo è il migliore esempio di come l’Unione europea sia una storia di successo. Mi spiace se il senso delle mie parole sia stato mal interpretato. Non era mia intenzione offendere nessuno. Volevo solo inviare un messaggio di pace tra i popoli, affinché ciò che è accaduto allora non si ripeta mai più".

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