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Braccio di ferro

Matteo Salvini incontra Luigi Di Maio, il retroscena: "Dev'essere chiara una cosa", come lo umilia

31 Maggio 2018

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"La porta io non l'ho mai chiusa". Matteo Salvini, a chi gli chiedeva se la trattativa per il governo fosse veramente riaperta, rispondeva così. La verità è che sì, il governo di M5s e Lega da qualche ora è di nuovo a un passo: il segretario del Carroccio giovedì ha annullato tutti i suoi impegni elettorali in Lombardia, è tornato a Roma e intorno alle 13 è arrivato alla Camera per incontrare Luigi Di Maio, leader M5s.

Vide: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

In ballo c'è il probabile spostamento di Paolo Savona a un ruolo diverso dall'Economia, ma il leghista con il collega pentastellato sta giocando una doppia, forse tripla partita. Da una parte, il suo orizzonte non è quello dell'esecutivo, immediato, ma quello del voto, a medio termine. Non essendo sicuro della tenuta del patto, potrebbe imporre all'alleato la modifica della legge elettorale come clausola fondamentale, per preparare il terreno al ritorno alle urne (magari a inizio 2019, come suggerito da Giovanni Toti) trasformandolo con il premio di maggioranza in un ballottaggio tra Lega e M5s.




In ballo però, aspetto intimamente legato al punto precedente, c'è la questione mediatica: chi vince e chi perde in questa trattativa? "Una cosa dovrà essere chiara - ha confidato Salvini ai suoi, secondo un retroscena della Stampa -, che è stato Di Maio a piegarsi ai diktat. E voglio un governo ancora più forte". Una carta buona anche per mettere a tacere i malumori nella pancia della Lega di chi non si fida dei pentastellati e sperava in un ritorno celere alle urne.

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