Cerca

Anna Maria Maiolino al PAC, una lezione influente e sensibile

A Milano la mostra "O AMOR SE FAZ REVOLUCION RIO"

15 Aprile 2019

0

Milano, 15 apr. (askanews) - È una artista molto influente, ma lo è in modo discreto, quasi come se si dovesse scusare del clamore intorno al suo lavoro. Incontrare Anna Maria Maiolino è sempre un'esperienza che va oltre il semplice dialogo giornalistico e si muove sul terreno che è lo stesso della sua arte, dove concetti e sensibilità si fondono in maniera difficile da sciogliere. Per questo la mostra antologica che il Padiglione di Arte contemporanea di Milano le dedica - "O AMOR SE FAZ REVOLUCION RIO", curata da Diego Sileo - è un evento importante che copre decenni di lavoro di Maiolino. "La memoria - ha detto l'artista ad askanews - è uno dei fattori più importanti nell'arte, insieme alla sensibilità e al concetto, che poi arriva per rendere un progetto più maturo".

In mostra opere molto diverse, dalla grande installazione site specific in argilla posta proprio all'ingresso della mostra a pitture mai esposte prima. E accanto al "gesto", che Sileo indica come caratteristico della pratica di Anna Maria Maiolino, si percepisce fortemente anche un'altra parola, "segno". "I segni sono registri delle idee - ha aggiunto l'artista italo-brasiliana - non necessariamente un discorso logico, ma possono essere registri di emozione, di pulsione del corpo e il mio lavoro, sia nella scultura sia nel disegno, si muove in queste due direzioni e il segno è sempre presente".

La rivoluzione del titolo ha molto a che fare con la vita sudamericana dell'artista, con la sua battaglia politica che si manifesta soprattuto nelle performance, portate anche al PAC. Ma anche il ritorno in Italia dopo molto tempo è un evento quasi rivoluzionario.

"Questa mostra per me in Italia, a Milano - ci ha detto - ha un significato molto grande, perché mi hanno restituito l'Italia della mia infanzia, che è una cosa commovente. Un'Italia dalla quale ho cercato di stare molto lontana, tanto che non ci ritornavo e ci venivo pochissimo quando ero con le mie mostre in Europa. Ma entrando nel PAC ho capito che avevo una sorta di rancore verso quella madre che non mi aveva curata e mi aveva lasciato andare via".

L'arte, vista da questo punto di osservazione, è un'avventura complessa, ma che non perde mai la propria dimensione umana, il proprio intento di creare relazioni, come accade nel filo che lega le generazioni nella fotografia probabilmente più famosa di Anna Maria Maiolino. La cui grandezza sta anche nel modo in cui lei stessa si racconta.

"Io - ha concluso l'artista - non ho mai avuto la pretesa di fare una 'grande opera', ma una continua presentazione di piccole idee che potessero realmente manifestare qualcosa di mio e di più intimo".

La mostra del PAC resta aperta al pubblico fino al 9 giugno.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

ultime news