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Processo Raggi, il pm: la sindaca "mentì per evitare dimissioni"

All'epoca in Codice Etico 5Stelle non accettava le inchieste

9 Novembre 2018

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Roma, 9 nov. (askanews) - Falso ideologico in atto pubblico: questa l'accusa che muove il pubblico ministero contro Virginia Raggi. Si avvicina il momento del giudizio per la sindaca di Roma al tribunale della capitale; sabato la sentenza nel processo dove è imputata di aver dichiarato il falso in una nota all'anticorruzione capitolina, in cui si assumeva tutta la responsabilità della nomina di Renato Marra a capo dell'ufficio turismo.

L'ipotesi dell'accusa invece è che la vera decisione fosse giunta da Raffaele Marra, fratello di Renato e capo del personale. Le testimonianze in aula parlano del potere che gestivano in Campidoglio Marra come anche Salvatore Romeo, allora capo della segreteria politica.

Secondo la Procura la sindaca mentì per non incorrere in una inchiesta, perché in base al codice etico allora vigente per i Cinque Stelle avrebbe dovuto dimettersi. Bastava allora essere indagati.

Oggi il suo posto è comunque in bilico. Secondo l'attuale Codice Etico pentastellato, non si può essere condannati anche in primo grado, e restare in carica. E il vicepremier Luigi Di Maio lo ha ribadito intervistato alla stampa estera: "Per quanto riguarda il sindaco di Roma io ovviamente non conosco l'esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro, e lo conoscete".

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