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George Weah, fine ingloriosa: da Pallone d'Oro con il Milan a presidente contestato e accusato di corruzione

8 Gennaio 2020

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Decisamente il Milan ha attraversato momenti migliori nella sua storia. La negatività pare essere cascata a valanga dall'illustre vecchia proprietà trascinando con sé nel baratro squadra e simboli, perfino quelli che nemmeno un redivivo Prisco avrebbe avuto l'ardire di sfiorare. Come Van Basten, ad esempio, cacciato dalla tv olandese Fox Sport per un saluto nazista di troppo. Ma ora anche George Weah, passato alla storia milanista per il suo Pallone d'oro, il primo africano, i suoi 46 gol in rossonero, e soprattutto per quello storico del '96 che rifilò al Verona attraversando tutto il campo palla al piede e saltando gli avversari come birilli.

Per approfondire leggi anche: Lo scandalo di Van Basten

Forse qualcuno ignora che finita la carriera calcistica il Re Leone, così lo chiamava Pellegatti, ha tentato un altro coast to coast ancora più complicato, dal calcio alla politica. Riuscendoci peraltro, visto che nel gennaio del 2018 si è insediato alla presidenza del suo Paese, la Liberia, con l'assicurazione che avrebbe debellato miseria e corruzione. Parola di campione. Ma l'onda lunga della sfiga rossonera deve essere arrivata fino all'Africa occidentale e Weah da star acclamata dal popolo, è diventato un leone piuttosto spelacchiato, bersaglio di proteste, pomodori e uova marce.

Lunedì scorso una folla di qualche migliaio di cittadini si è radunata fuori dal palazzo presidenziale a Monrovia per protestare contro la crisi innescata, a loro dire, dalla sciagurata politica dell'ex stella del Milan. Quando è parso evidente che i manifestanti non avevano alcuna intenzione di andarsene tanto facilmente, tanto che in vista della lunga nottata avevano iniziato a prepararsi del cibo per strada, la polizia è intervenuta con idranti e lacrimogeni scatenando il putiferio, e qualcuno di loro è pure finito in ospedale per le cadute e l'effetto dei gas. E dire che il governo aveva assicurato loro il diritto a manifestare e aveva promesso pazienza e incolumità. Ma l'Africa non è certo un continente dove si va per il sottile in queste cose e i rappresentanti del governo si sono giustificati sostenendo che sarebbero stati al contrario i manifestanti a provocare gli scontri.

In particolare si fa riferimento a Henry Costa, leader di un movimento chiamato Council of Patriots, che sta man mano diventando la principale opposizione del Paese. Costa sostiene che nonostante Weah sia arrivato al potere promettendo faville, la situazione economica non solo non è migliorata, anzi è peggiorata ulteriormente e il Paese è alla fame. Non solo, ma al governo in carica sono arrivate anche accuse di corruzione e in particolare si chiede di far luce su 25 milioni di dollari che lo stesso esecutivo avrebbe ritirato nel giugno scorso dalla riserva federale liberiana di New York per dare un po' di respiro all'economia, ma che poi sarebbero spariti nel nulla.

La manifestazione di lunedì non è nemmeno la prima e in realtà è stata forse la più pacifica. Le altre erano andate peggio, con i cittadini chiamati a raccolta da Costa e i suoi per chiede la testa del presidente. "Weah step down campaign" la chiamavano quelli del governo e in effetti qualche ragione per avercela in particolare con il Re Leone il popolo poteva anche avercela. Crisi e fame a parte, si dice che Weah abbia fatto il coast to coast anche nelle casse dello Stato. Subito dopo la sua elezione è stato criticato per aver incrementato a dismisura le sue proprietà personali, con la costruzione di case, ville e qualcosa come 50 condomini. E poi ci sono quei voli di Stato con troppa gente a carico, anche se lui sostiene di averli pagati di tasca sua. «Il problema è che da quando Weah ha vinto le elezioni, l'élite politica non lo ha davvero accettato come presidente», ha detto il ministro dell'Informazione Lenn Eugene Nagbe Al Jazeera. E tra questa élite c'è anche Henry Costa che lamenta di aver presentato una petizione al presidente perché si affronti la questione della corruzione, della cattiva governance, della violazione della costituzione, ma che «il presidente ha rifiutato di rispondere a qualsiasi richiesta».

di Carlo Nicolato

Nel video l'ex calciatore Weah a Bruxelles incontra Juncker. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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