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L'evento

Regata del Conero 2019: sport, competizione e natura selvaggia in Adriatico

9 Ottobre 2019

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“Hip hip, hurrà!” E’ il grido che si leva da Idrusa, scafo brindisino vincitore della 20° Regata del Conero.

L’imbarcazione pugliese giunge all’ultima boa di fronte al Monumento del Passetto di Ancona attorno alle 14.30 di una calda domenica di inizio autunno. 

La Regata ha impegnato le 169 vele partecipanti dalle 11 di mattina sulla rotta che, dall’altezza del Passetto - Belvedere Virna Lisi, arriva nello specchio d’acqua antistante Portonovo, località balneare nota ai locali per lo splendore delle sue acque e il verde rigoglioso che la circonda.   

 

Dodici miglia sudate fino all’ultimo: il poco vento (5 nodi) che ha accompagnato la gara ha condizionato i tempi di percorrenza, regalando tuttavia uno spettacolo unico ai bagnanti e ai passanti che, dalla costa, hanno potuto immortalare un tratto di Adriatico coperto da rande, fiocchi e spinnaker che, superata la boa di Portonovo, sembrano anelare un fiato di vento… 

 

L’equipaggio brindisino di Idrusa (armatore Paolo Montefusco) si è classificato primo, seguito da Orlanda di Rimini (armatore Sanzio Sammarini) e da Moonshine di Pesaro (armatore Edoardo Ziccarelli), quest’ultimo unico scafo marchigiano a salire sul podio. 

 

Tre le categorie in gara: “crociera”, “regata”, “vela bianca”. Fra i 169 equipaggi partecipanti, dunque, molte le imbarcazioni da diporto o, comunque, non adatte per prestazioni ad una competizione importante e attesa come la Regata del Conero. 

Tuttavia presente perché, oltre alla disciplina della vela, la passione di fondo è legata al mare, alla sua bellezza, nonché alla valorizzazione delle acque e dei paesaggi di un tratto di costa che toglie il fiato. 

In effetti, per chi non è interessato agli esiti del torneo, la prima domenica d’autunno si è trasformata in occasione per scoprire scorci di natura selvaggia: la roccia calcarea del monte che scende fino al mare, con spiaggette e scogli che il cui bianco si staglia su un mare azzurro e contrasta con le grotte, coloratissime, del Passetto e di Pietra La Croce. 

 

Di Marco Petrelli

 

 

 

 

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