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Colosso italiano

Winx, viaggio nella "Disney" marchigiana di Rainbow: le fatine da 87 milioni di euro

1 Ottobre 2018

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Per fondare un impero industriale nel bel mezzo del nulla, circondato solo dalle verdeggianti colline marchigiane tra Loreto e Recanati, bisogna essere dei pazzi. Oppure, bisogna essere Iginio Straffi. Imprenditore atipico: amante dei fumetti (esordisce come disegnatore per la Sergio Bonelli), è tra i pochi che continua a produrli. Insieme alla serie animata, oggi all’ottava edizione, che è divenuta il suo maggior successo: “Winx Club”. Una serie cult con protagoniste sei apprendiste fate, accattivanti nei tratti (si dice ispirati alle Spice Girls) e curatissime nel vestiario (di cui si occupa un reparto Moda).

Le avventure magiche di Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha hanno fatto volare, nel giro di 15 anni, anche il fatturato del gruppo marchigiano. Nel 2017 le fatine hanno portato all’azienda ricavi per 86,75 milioni di euro (74 milioni nel 2016), facendola attestare al 13posto tra i licenziatari di marchi più famosi al mondo (al vertice, la Disney), un seguito di 30 milioni di utenti sul web e 6,5 miliardi di visualizzazioni su YouTube. Numeri da brividi per un miracolo tutto italiano. Nato dall’ostinazione di un gruppo di dieci soci, capitanati dal visionario Straffi, che mette a disposizione la sua casa, trasformandola in una “factory”. E che ci ha aperto le porte della sua Rainbow, gli studi dove ogni giorno si ricrea la magia delle Winx e di tanti altri cartoni. Come l’attesa serie tv “44 Gatti”, con le musiche originali dello Zecchino d’Oro reinterpretate dal Coro dell’Antoniano (su Rai YoYo in anteprima dal 12 novembre e dal 2019 sul mercato internazionale).

La sede di quello che oggi è il più grande studio di animazione in Europa ricorda le architetture di Frank Lloyd Wright, funzionali e immerse nel verde. Il cuore dell’edificio è il Reparto creativo: un open space con vetrate al posto dei muri, dove una quarantina tra story editor e responsabili degli effetti visivi supervisionano l’intera filiera del prodotto. Coordinandosi, tramite un software, con gli oltre 500 animatori dello studio canadese Bardel di Vancouver, acquisito nel 2015. Un senior animatore, «con i nostri standard», produce 15/20 secondi di animazione al giorno. Per un minuto lordo di cartone animato, occorre il lavoro di 700 persone. Questo è il principale segreto (insieme al primo trailer di 3 minuti delle Winx, mai andato in onda e custodito nei server) dietro alla magia glitterata delle fatine, che hanno conquistato tre generazioni di bambine. E puntano ora alle adolescenti, con la nuova serie, ideata per Netflix, dove saranno incarnate da giovani attrici.

A Milano, dal 28 gennaio a maggio, ci si potrà invece immergere nella più grande esposizione itinerante con i bozzetti originali, curiosità e attività interattive dedicate alle Winx. E un concorso realizzato con l’Istituto di Design del Politecnico di Milano, il cui tema sarà il “Winx-lifestyling”.  «Se qualcuno mi proponesse oggi di insediare, da qui, un mercato in mano alle multinazionali, lo prenderei per matto» – sorride Straffi – «ma all’epoca eravamo un’armata Brancaleone, che con 90 milioni di lire, da Macerata, ha osato sfidare il mondo».

di Beatrice Nencha

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