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L'epidemia dà alla testa

Coronavirus, Renato Farina: "I comunisti non cambiano. Per Roberto Speranza è come la peste e il colera"

2 Febbraio 2020

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La paura ha gradazioni che dovrebbero essere regolate dalla razionalità. Un po' di paura è saggezza, determina vigilanza. Questo vale dinanzi a una epidemia che si propaga con facilità e a velocità enorme in tutto il mondo. Se abbiamo letto giusto questo maledetto coronavirus, la cui origine è incerta ma di sicuro cinese, azzecca il colpo mortale 2 volte su 100. Se la prendi hai - qualora il virus mantenga la forza di oggi, ma essa può crescere o abbassarsi - il 98 per cento di possibilità di cavartela. Quindi, l'istinto in sana combutta con la ragione dice: primo non farsi contagiare, in attesa che sia predisposto un vaccino, secondo essere consapevoli che questo coronavirus non è paragonabile alla peste nera che nel medioevo capitò che spazzasse via i due terzi della popolazione di città e nazioni. La razionalità dovrebbe essere prerogativa del governo, il quale dovrebbe aiutare la gente comune a non scivolare nel panico. Ed invece pare che nel panico ci sia piombato chi dovrebbe misurare gesti e parole.

Invece, con le zampone di un elefante il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha calpestato il buon senso diffondendo con gli altoparlanti concetti da propaganda del terrore: «Il coronavirus è da noi gestito come fosse peste o colera». Peste? Colera? Ovvio che queste parole scatenino pulsioni che stanno nelle viscere dei popoli. Bastava dicesse: siamo attentissimi, massime precauzioni, predisposte misure che devono tranquillizzarci tutti, siamo i migliori. Invece no. Peste, colera, manca solo la febbre gialla. La comunicazione esige razionalità, buon senso, verità soprattutto. Se uno dice: peste e colera, poi non ti crede più nessuno se dice che è un po' peggio dell' influenza... Incapacità al governo.

Quanto a colpevolizzare l'esecutivo per non aver chiuso i confini, questo non ci sta proprio. Ci sono contagiati negli Usa, che quanto a rigidezza degli ingressi non scherza, e pure nella Russia di Putin. Che si fa, si inibisce l' arrivo di chiunque abbia gli occhi a mandorla? Non scherziamo. Ed evitiamo l' irrazionalità, dominiamola, cerchiamo di cavarcela senza torturare altri esseri umani, in questo caso i cinesi. C' è la fotografia di una rosticceria di Roma dove si vieta l' ingresso ai cinesi. Se ne entra uno che fai? Gli spari, gli getti dell' acido? Assurdo. Chi lo fa non è razzista, non è xenofobo, ha semplicemente perso la testa, è sprofondato nelle oscurità degli istinti primordiali di sopravvivenza.

La nube tossica - Ne so qualcosa. Due esempi. Giovedì scorso ero alla stazione Termini, la solita calca. Tiro diritto ed ecco mi sento urtare al costato da un gomito, da un pugno, non capisco. Mi giro di scatto ed era un gruppo di cinesi con la mascherina che filava veloce fendendo la folla che si allargava. Il colpevole si era voltato, ed ha alzato le mani con gli occhi spaventati. Ho allargato le braccia benevolo, con il sorriso. Quello si è inchinato e via di corsa. Ho fatto così non perché sia particolarmente gentile o razionale ma per esperienza vissuta sulla mia pelle. Nel 1976, lo ricordo a chi ancora non c' era, il 10 luglio accadde il primo disastro ecologico dell' Occidente: a Seveso, in Brianza.

La nube tossica carica di diossina sputata dopo un' esplosione dalla fabbrica Icmesa della multinazionale svizzera La Roche investì i Paesi limitrofi. Desio ne fu avvolta. Ricordo bene. Ero sul balcone, pensai a una guerra chimica. I giornali scrissero all' unanimità che forse saremmo morti in massa da un momento all' altro. Gli ecologisti del Pci e dell' estrema sinistra proposero la deportazione di circa 500 mila persone, compresi vecchi, malati e bambini da qualche parte. Laura Conti e Mario Capanna, consiglieri regionali, dopo aver consultato Barry Commoner sostennero che saremmo stati tutti schiantati senza questa misura staliniana.

Si scoprì poi che questo scienziato aveva sbagliato i calcoli, aveva spostato male una virgola, che cosa vuoi che sia. Lo storico più illuminato del giro di Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone, Nicola Adelfi, intimò al governo di decretare, sulla Stampa sera del 2 agosto, «l' aborto coatto» per chi risultasse incinta a Seveso e dintorni.
Insomma, i soldati di Erode in giro per le case. Non scherzo, i liberaloni con il cervellone, presi dal panico sono come la plebaglia del dagli all' untore.

BOICOTTATI - Cosa accadde? Era tempo di vacanze. Hotel e pensioni cancellarono le prenotazioni per chi provenisse dalla nostra zona. Mia sorella a Londra scrisse il suo indirizzo in hotel. La pregarono di cambiare ostello. I ragazzi che studiavano inglese d' estate furono emarginati. Trovai rigata la mia auto in Liguria con la scritta «Vattene»: sul bordo della targa risultava che il concessionario era di Seveso. Eppure tutti sapevano o avrebbero dovuto sapere che la diossina non è un virus, non è contagiosa. Ammazza o fa ammalare chi la respira, chi ci vive in mezzo. Ci furono anche episodi di cannibalismo interno. I mobilieri artigiani o meno della Brianza - allora fiorenti - avevano visti annullati tutti gli ordinativi di arredamenti sin dai Paesi arabi. Ed allora decisero una pubblicità per spiegare che le loro sedi non c' entravano con quei paesi.
Pubblicarono una cartina dove il nome Seveso non esisteva più. Scrissi un articoletto su un giornaletto inventato lì per lì nella parrocchia di Seveso, l' unico di cui la gente del posto, comunisti compresi, si fidava perché vivevamo lì: «Mors tua, vita mea». Non possiamo diventare lupi.

PSICOTERRORISMO - Ci sono prezzi che non si possono pagare alla paura e al desiderio di sopravvivenza.
Ci accusarono di essere «minimizzatori» perché invitavamo la gente a non emigrare, a resistere al terrorismo psicologico, e contestammo i dati con scienziati oscurati dai progressisti. Ci trattarono da pericoli pubblici proprio a sinistra. Non abbiamo accusato nessuno di razzismo. Ma solo di follia moltiplicata per cento dall' ideologia. Il tipo umano brianzolo, casa, lavoro, chiesa era antropologicamente odioso, andava trattato come una bestia.
Questo ricordo. Per questo solidarizzo con i cinesi.
Non che mi metta a baciarli se ne incontro uno. Ma trattarli come bestie pericolose è da bestie.

di Renato Farina

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