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Odio democratico

Repubblica, Pietro Senaldi: "L'ennesimo tentativo della sinistra di linciare i politici sgraditi"

17 Gennaio 2020

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Ieri un quotidiano di sinistra, solito denunciare l'odio e il razzismo imperante in Italia e addebitarlo automaticamente al centrodestra in generale e alla Lega in particolare, ha fatto un titolo che ricorda un ukaz staliniano: «Cancellare Salvini». Il giornale è Repubblica e il titolo sintetizzava brutalmente un'intervista di Delrio, nel quale l'ex ministro piddino si limitava a dire che l'attuale governo dovrebbe smantellare le leggi sulla sicurezza volute dal segretario del Carroccio quando era al Viminale. L'idea è politicamente un suicidio per i dem ma il foglio rosso ha voluto giocarci trasformandola in un invito, o quantomeno in un auspicio, a eliminare l'odiato rivale, a giorni alterni definito democraticamente razzista, xenofobo, cazzaro verde, cialtronaro, venduto ai russi, sequestratore di profughi.

Poiché gli uomini non si cancellano con la gomma, «cancellare Salvini» non può che voler dire eliminarlo in un modo o nell'altro, fisicamente, per via giudiziaria o Dio sa come. Di certo però non democraticamente, attraverso il voto degli italiani, un diritto che l'esecutivo giallorosso e la stampa che lo sostiene continuano a negare alla cittadinanza solo perché probabilmente la sinistra perderebbe e il centrodestra trionferebbe. Non siamo dei mestatori, e ci teniamo a restare equilibrati anche se siamo di continuo accusati dalla sinistra di avvelenare il clima, sorte che condividiamo proprio con il leader leghista. Pertanto chiariamo subito che è evidente che non pensiamo neppure lontanamente che Repubblica nutra pensieri violenti. Sono così buoni... Di certo però un titolo di questo genere spinge la polemica politica oltre i confini della critica e dello scontro civile e si presta ad alimentare odio e propositi poco sereni nelle menti esaltate, che risiedono a sinistra tanto quanto a destra; anzi, a sinistra un po' di più, come ci insegna la storia recente del nostro Paese.

SE L'AVESSIMO FATTO NOI
Già in passato un giornale di estrema sinistra, che fu scuola giornalistica di molte penne che ora nobilitano Repubblica, mise nel mirino un personaggio pubblico fino a farne oggetto di un linciaggio mediatico che ne provocò la morte violenta mediante pistolettate sotto l'uscio di casa. Quella volta il giornale si chiamava Lotta Continua e l'obiettivo era il commissario Luigi Calabresi. Ci auguriamo che a questo giro ci siano meno orecchie sensibili alla lezione dei cattivi maestri, che tanto per cambiare stanno sempre dalla stessa parte.

La reazione della vittima da «cancellare» non si è fatta attendere. Salvini ha accusato Repubblica di istigazione a delinquere e ha rimproverato al Pd di continuare a parlare di odio e violenza, imputandola all'avversario, mentre i soli che fomentano odio e violenza starebbero proprio a sinistra. Repubblica si giustifica spiegando che il suo titolo non è un augurio ma una sintesi giornalistica all'intervista di Delrio sulle questioni legate all'immigrazione. Ma si sente il rumore delle unghie che grattano il vetro.

Se Libero avesse titolato «Cancellare la Segre» un articolo che auspicava l'abolizione della Commissione parlamentare contro l'odio, posizione politicamente legittima, probabilmente ci saremmo trovati il giorno stesso la polizia in redazione e un'incriminazione per razzismo. Senza considerare il carnevale che avrebbero inscenato i parlamentari del Pd, di Leu e di M5S, che invece quando si tratta di difendere Salvini tacciono vigliaccamente e con una gran dose di malafede. Non serve tirarla troppo per le lunghe. Quando c'è un rivale politico che non riesce a sconfiggere, la sinistra conosce una sola strada per liberarsene, criminalizzarlo, scatenargli una campagna d'odio contro e quindi abbatterlo fisicamente.

Se non con le rivoltelle, come è accaduto ad Aldo Moro e a tanti altri, giudiziariamente, come capitato a Craxi e Berlusconi e come ora sta cercando di fare con Salvini, con incriminazioni del tutto campate in aria, da quella di sabotaggio a beneficio di Putin a quella di essere un rapitore, manco appartenesse all'anonima sequestri sarda. L'intimidazione spesso arriva a essere fisica. In faccia a Berlusconi due squilibrati tirarono una volta una statuetta e un'altra un treppiede, tra gli olé della sinistra. Più volte Silvio è stato artisticamente rappresentato in una bara, come il leader della Lega è apparso sui muri e su internet disegnato appeso per i piedi a testa in giù, come Mussolini a piazzale Loreto.

L'ESERCITO DEL BENE
Non siamo delle vergini. Nulla ci indigna, se non la faccia tosta di chi, come molti esponenti della sinistra, proviene da una cultura aggressiva e ne è impastato al punto da non rendersene conto e da scandalizzarsi per le pagliuzze negli occhi del rivale senza essere capace di vedere le travi nelle proprie pupille. Fossero in malafede, saremmo meno preoccupati. Il dramma è che i cattivi maestri rossi sono convinti di quel che dicono quando affermano di rappresentare l'esercito del bene e che, al di fuori di loro, esiste solo barbarie, razzismo, fascismo, violenza. L'insensibilità nei confronti del Paese reale li condanna alla sconfitta perpetua, mentre l'inconsapevolezza di loro stessi li rende boriosi, aggressivi, insopportabili e ridicoli agli occhi di chi li guarda da fuori.

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • Carlito58

    17 Gennaio 2020 - 13:52

    fra un pò non cancellano piu nessuno ..... verranno cancellati loro .... e lo sanno molto bene che il colpo di matita è già in canna ....... ci hanno solo legato le mani, ma bisogna vedere fino a quando il nodo riesce a tenere ...

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  • lellac

    17 Gennaio 2020 - 12:52

    Analisi perfetta. E lo dimostra il fatto che l'armate rossa, sinistri e magistrati, non mollano il potere a costo di fare porcherie impensabili a cui nessuno sa ribellarsi........

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