Cerca

Forza Colle

Sergio Mattarella, il "cavillo nella Costituzione": può mandare a casa Conte e sbloccare l'Italia

13 Dicembre 2019

1

Se servisse una prova in più, si osservi cosa è accaduto al Senato. La maggioranza si sfalda. È un morto che cammina. Presidente Mattarella la fermi, la seppellisca decorosamente.
C' è un articolo della Costituzione, il numero 88, che per i cinesi è quello della fortuna. Siamo d' accordo anche noi. Bisogna giocarlo in fretta sulla ruota della democrazia. I giallorossi stanno bighellonando per mantenere il potere, mentre la costa africana davanti a noi si sta trasformando nel nuovo impero ottomano, dove si scannano a nostro danno musulmani filo turchi e filo egizi. L' art. 88 è la maniglia che solo il Capo dello Stato ha il diritto (e, ci permettiamo di dire, il dovere) di afferrare e tirare con vigore immediato per salvare la democrazia della Repubblica. Dice la Carta: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».
Pone un solo limite: «Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura».
Non dice che per indire i comizi elettorali debbano esserci ragioni d' emergenza, profili da paura. Dice che «può». Voce del verbo potere. 




Rifiutare di esercitarlo, in momenti gravi, può essere una grave omissione. Notaio non vuol dire guardare e lasciar fare. Ma evidenziare i guasti, le cattive condotte, l' abuso di rappresentanza. Limitarsi a registrare come fanno i sismografi sono capaci anche le macchine, la saggezza accreditata da tutti al capo dello Stato impone oggi il coraggio di un «supplemento d' anima», come dicono i sacri testi dei cattolici democratici dalle cui file proviene. E allora forza, presidente Mattarella, esamini lo stato dello Stato. E sia che decida sì sia che scelga il no, ne spieghi le ragioni senza limitarsi alla constatazione dell' esistenza di una maggioranza. Mattarella ha certo ragione a lamentarsi degli evasori fiscali, ma ci sono anche gli evasori dal loro dovere di governare davvero, con un programma serio, e non solo tirare avanti per impedire la propria sconfitta futura.
Non ce lo inventiamo noi. Fu una condizione posta proprio dal Quirinale.

Le condizioni del Colle - Era il 22 agosto scorso. Il capo dello Stato quel giorno accettò che M5S e Pd cercassero un accordo, ma pose una condizione chiara e forte. Disse: «Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia su un programma per il Paese, altrimenti c' è solo il voto».
Dov' è questo programma condiviso per il Paese? Ne ha visto traccia? Sulla giustizia, sull' economia, sull' industria, sull' Europa? In nulla concordano. Conte è una cerniera lampo che nasconde due cozzanti zebedei. Ora si sono inventati una «verifica a gennaio»! Il mondo salta per aria, e loro: a gennaio! Infatti oggi non esiste alcun programma, ma solo una perenne mediazione sul niente. Probabilmente passerà con un maxiemendamento una legge di bilancio rabberciata con lo scotch, nel malcontento generale, senza strategia di futuro.
Sul resto: zero. Prescrizione sì o no? Intercettazioni totalitarie (in Italia sono cento volte quelle inglesi) o meno invasive? Ilva con le cozze o con l' acciaio? Ma sì, chissà, bo'.
La maggioranza ha per solo programma di stare attaccata al sedile del treno, chi se ne importa se deraglia, e porta alla rovina il popolo sovrano.
Non pensiamo che Mattarella intendesse questo per programma condiviso.
Non lo diciamo noi. Persino il filogovernativo Corriere della Sera, per bocca del suo notista politico votato all' elogio permanente di Conte lo ammette. Ha scritto Massimo Franco: «II calcolo (di Conte & C.) è di puntellare l' esecutivo prima ancora che si vada alle urne. Si tratta di una strategia di sopravvivenza, più che di rilancio». Stefano Folli, su Repubblica, formula una diagnosi definitiva: morte imminente. Scrive: «Il presidente del Consiglio si aggrappa alla "verifica" della maggioranza nella speranza legittima di guadagnare tempo Come dire: tentiamo quest' ultima carta prima di rassegnarci alla fine». Serve altro? Non pretendiamo che il Quirinale consulti noi, figuriamoci se ci riteniamo all' altezza. Basta però guardare e descrivere la scena come farebbe un bambino: questo governo sta portando il convoglio sfiancato a nome Italia nel burrone della nostra rovina.
Questa è gente che si fa chiudere l' Ilva, pilastro dell' economia nazionale, struttura strategica decisiva, da un magistrato di provincia, e balbetta su tutto, cincischia sul Meccanismo europeo di stabilità, che è ritenuto da economisti di destra, di sinistra e di centro, una colossale fregatura per gli italiani. Un governo senza forma e senza baricentro, e che non ha nessuna connessione con il sentimento del Paese, è un lusso da operetta che non possiamo permetterci nella tragedia del mondo.

Connessione col paese - L' articolo 88 è la maniglia che può fermare il treno prima del viadotto Morandi, cambiare equipaggio, consentire ai viaggiatori - che sarebbero i padroni del treno con il diritto di fissarne la meta - la libertà di decidere.
L' unico che può afferrare la leva e tirarla - ripetiamo - è Sergio Mattarella.
Conosciamo la sua delicatezza istituzionale. Ma questo articolo 88 non è la fine del mondo. Non è l' annullamento della democrazia, ma dà la possibilità della sua massima espressione: il voto a suffragio universale.

L'inerzia delle cose - Mercoledì su Italia Oggi il professor Gianfranco Morra ha citato Montesquieu, per dimostrare che non si tratterebbe di scelta eversiva, e lì siamo alle sorgenti della democrazia liberale. Più vicino a noi n sede di assemblea costituente, si espressero i padri della patria. Lelio Basso, socialista di sinistra, si espresse così: «() lo scioglimento anticipato delle Camere da parte del Presidente della Repubblica dovrebbe essere pronunciato quando fosse constatata un' aperta frattura fra Parlamento e Paese». Non era un pericoloso golpista neppure Aldo Moro, il quale sostenne: « il potere di scioglimento delle Camere (è) uno strumento indispensabile per adeguare la rappresentanza popolare ai reali mutamenti dell' opinione pubblica, al di fuori della durata normale delle legislature». Ma non era considerato un moroteo, il democristiano Mattarella?

Eppure gli esperti escludono che Mattarella possa agire così, non sarebbe nel suo stile forzare l' inerzia delle cose.
Ma bisogna stare attenti a che, a furia di lasciarle andare, le cose non ci cadano in testa ammazzandoci. Il rispetto dello status quo stavolta coinciderebbe con l' assenso dato al disordine. E questo non sarebbe degno della statura morale, politica e giuridica di un uomo come Mattarella. Lasciar andare avanti questo martello pneumatico giallo-rosso che percuote le ossa del corpo democratico del Paese è legittimo certo, ma pericoloso: si sta esaurendo la scorta residua di fiducia nel sistema della rappresentanza politica. Ormai ce l' hanno solo le sardine. Mattarella però non è una sardina, la Costituzione non lo dice.

di Renato Farina

Nel video di Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev, i senatori leghisti applaudono i dissidenti M5s

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Happy1937

    13 Dicembre 2019 - 14:48

    Con Mattarella al Colle, aspetta e spera.........

    Report

    Rispondi

ultime news