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L'allora ministro agli Affari Ue

Mes, il documento che Paolo Savona inviò a tutti i ministri e al premier Conte: "I due grossi rischi"

4 Dicembre 2019

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Un documento inviato a tutti i ministri da Paolo Savona, oggi presidente Consob ma allora titolare degli Affari Ue, metteva in guardia il governo dai rischi delle modifiche del Mes. Quel documento, Una politeia per un' Europa diversa, aveva spaventato molto il mondo politico e finanziario dell'Unione ma aveva centrato il punto: "La proposta in discussione di creare un fondo europeo per gli interventi, comunque lo si chiami - metteva nero su bianco Savona, come ricorda oggi il Messaggero - oltre a disporre di risorse insufficienti, ha il duplice difetto di riproporre la parametrizzazione degli interventi, invece di valutare caso per caso secondo una visione politica comune. Essa inoltre ripropone i difetti della condizionalità restrittiva per la politica fiscale dei paesi che a esso ricorreranno, rendendo il meccanismo rigido nell'applicazione e con effetti deflazionistici". Traduzione: il Mes avrebbe peggiorato, e non risolto i problemi degli Stati costretti a ricorrervi. 

Il guaio è che oggi, dopo la trattativa, nel testo è rimasta la valutazione della sostenibilità dei debiti e della capacità dello Stato che chiede un prestito di poterlo restituire ed è un punto che difficilmente sarà oggetto di negoziazione ulteriore. Al premier Giuseppe Conte e al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, spiega il quotidiano romano, rimane la carta della modifica degli allegati, per correggere parzialmente un tiro destinato a fare malissimo all'Italia. Perché la ristrutturazione del debito che renderebbe carta straccia i titoli di Stato (in mano soprattutto ai risparmiatori italiani) è ancora in piedi e anzi un caposaldo del Meccanismo europeo di stabilità.

Nel video di Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev, Salvini: "Mes, nessun mandato di firmare alcunché"

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Commenti all'articolo

  • Marcer

    04 Dicembre 2019 - 12:34

    Viene confermato che il pdc sapeva e non ha coinvolto il Parlamento. Salvini era a conoscenza si ma avrebbe negato la firma su tale documento. Ora il PdR deve prendere una decisione alla svelta.

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