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Matteo Salvini, il piano per spingere subito il Pd a rompere con il M5s: decisive le regionali

8 Settembre 2019

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Guadagnare voti restando al governo. Se c' è una cosa per la quale nel Pd farebbero carte false è questa: poter mutuare dall' esperienza di Matteo Salvini, alleato con i 5 Stelle, la crescita dei consensi. Per il leader della Lega 14 mesi con i grillini hanno rappresentato un affare: è riuscito a cannibalizzare elettoralmente Di Maio & co e ad oscurare tutti i provvedimenti cari ai pentastellati. Risultato? Dal 17 delle Politiche al 34% delle Europee.

Impresa difficile da replicare per Nicola Zingaretti che con il suo Pd da tempo non possiede la gramsciana "connessione sentimentale" con il popolo: pronto quest' ultimo - al contrario - a fargliela pagare elettoralmente cara qualora passasse la "linea Orfini" sui porti (aperti). Se dal M5s hanno fatto capire di essere disposti ad allearsi «anche con Belzebù» pur di mantenere i numeri irripetibili della truppa di miracolati in Parlamento, è in casa Pd che si gioca la partita più delicata.

GLI APPUNTAMENTI
Tra tensioni centrifughe innescate dalla minaccia di Renzi di farsi un proprio partito e la difficoltà di affrontare la partita delle Regionali con un centrodestra furens, il Pd, seppur comodo di poltrone, continua ad essere inevitabilmente preda.

Ed è proprio questo il piano dell' ex ministro dell' Interno: scippare una ad una le Regioni rosse e con queste le (poche) certezze di Zingaretti. La reconquista, come continua a ripetere il Capitano tutti i giorni, comincia da Umbria ed Emilia-Romagna. Banchetti, presenza martellante, comizi in piazza, selfie e una macchina della comunicazione rimasta poderosa. «Il 27 ottobre sarà una "liberazione": una festa da ricordare a figli e nipoti», così Salvini ha lanciato la volata alla candidata Donatella Tesei, front runner leghista di tutta la coalizione. Il Pd, che esce dall' esperienza Marini con le osse rotte, trema. Tanto che il commissario dem Valter Verini da giorni implora il candidato della sinistra Andrea Fora di «dialogare con tutti, anche con i 5 Stelle». Peccato per Zingaretti, però, che il 27 ottobre è troppo vicino e per i 5 Stelle è forse troppo allearsi con chi è al centro di una bufera giudiziaria sulla Sanità.

Nel video (Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev) un passaggio del comizio di Matteo Salvini a Borgosesia, in provincia di Vercelli

Lo stesso vale per l' Emilia-Romagna, dove Salvini per oggi ha organizzato incontri e gazebate in più città a sostegno della candidatura di Lucia Borgonzoni contro l' uscente Stefano Bonaccini. E ha fatto una promessa: «Dopo settant' anni manderemo a casa il Pd e faremo chiarezza totale sugli orrori di Bibbiano». Gli occhi sono puntati sulla scelta grottesca dei giallorossi di concedere proprio al Pd - «il partito di Bibbiano» - il dicastero della Famiglia. Gli scudi della falange leghista, infatti, sono pronti a levarsi ai primi eventuali tentativi di insabbiare la vicenda.

Che il colpaccio della vita per Salvini in Emilia sia uno spettro reale, lo testimonia la preoccupazione dichiarata apertamente da Pier Luigi Bersani che si è rivolto così ai grillini: «Volete lasciare la Regione alla destra? Guardate che siete decisivi...». Ma i 5 Stelle anche qui devono ancora capire che pesci prendere. Forse è solo una coincidenza, ma la prima riunione carbonara di grillini anti-Pd è stata ieri proprio a Bologna, battezzata dal più intransigente tra i "portavoce", Davide Barillari.

DITTA IN AFFANNO
Insomma, riportare il Carroccio e se stesso a palazzo Chigi, preferibilmente in tempi brevi, per Salvini passa da questi due appuntamenti. Ad aiutarlo, oltre alla forza elettorale della sua Lega, c' è la fame del centrodestra di tornare al governo e la convinzione che le vittorie in Umbria ed Emilia-Romagna possano rappresentare l' inizio della fine del Conte bis. Dopo le due "sberle", questo frulla nella testa di Salvini, Zingaretti potrà far realizzare ai governisti incalliti del suo partito che cavalcare Grillo non sia un affare nemmeno nel breve termine.

Così il leader della Lega intende fiaccare il Pd e obbligare il segretario a segare il ramo del governo giallorosso. Salvini è convinto che, a quel punto, per Zingaretti le urne saranno la scelta obbligata. A meno che quest' ultimo non intenda costringere gli elettori a chiudere definitivamente i porti al Pd.

di Antonio Rapisarda

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Commenti all'articolo

  • 753AC

    09 Settembre 2019 - 09:09

    I giallorossi faranno patto di desistenza . E credo che metteranno le basi per renderla più efficace . A meno che non faranno un passo falso .

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  • captain fantastic

    08 Settembre 2019 - 16:04

    Oddio no! salvini ha un piano!!! Cheil signore ce ne scampi e liberi!

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