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Pietro Senaldi va in controtendenza: "Perché Matteo Salvini si è salvato". Il suo nuovo punto di forza

21 Agosto 2019

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Alla fine Salvini si è salvato (almeno la faccia). Ha ritrovato orgoglio, coerenza e lucidità e ha vinto il duello dialettico con il premier in Senato. Il capo della Lega ha smesso il linguaggio politichese che lo aveva accompagnato nei giorni più difficili della crisi ed è tornato alla semplicità per spiegare perché si è imbarcato nell' avventura kamikaze di far cadere un esecutivo, di cui era socio forte, senza avere i numeri per restare in sella e dando anzi ai nemici del Pd la possibilità di tornare in gioco, alleandosi con i Cinquestelle. Matteo ha detto chiaro e tondo che non ne poteva più di governare con i grillini, e almeno su questo c' è da capirlo. Pensava di non avere più margini di crescita né di lavoro e ha cercato una via per andare al voto, chiedendo agli italiani di mandarlo a Palazzo Chigi.


È stato un azzardo, che probabilmente non andrà in porto, ma anche un gesto di coraggio, dignità e coerenza politica.
È legittimo, nessuno può obbligarti a governare con chi non ti aggrada più. Le polemiche sul fatto che il leghista avrebbe dovuto aprire la crisi due mesi fa sono acqua fresca: M5S e Pd avrebbero provato comunque a impapocchiare un esecutivo che consentisse loro di non andare a casa. La necessità di non votare in autunno inoltrato per fare prima la manovra è una scusa, smontata in Senato dal leghista, che si è detto disposto a un governo di scopo che vari la finanziaria prima di andare alle urne. Salvini vuole realizzare il suo programma, cambiare le regole dell' Europa, abbassare le tasse in deficit, come sta facendo Macron, e guidare un governo di destra, con «i bambini che hanno un papà e una mamma» e «gli immigrati che arrivano solo se hanno le carte in regola». Per farlo, ha bisogno di passare dalle elezioni anticipate, perché Conte e M5S non glielo consentono. Il primo gioca da tempo una partita personale tra l' Europa, Prodi, Mattarella e il Pd. Il secondo non è più un partito bensì un esercito allo sbando.

PRONTO A PERDERE TUTTO

Questo ha detto ieri in Senato il leader della Lega davanti a un Di Maio paralizzato dal terrore e a un Conte stizzito perché il ministro osava replicare alla sua requisitoria. Non ha aggiunto, ma è implicito, che, per andare a votare, contava sul fatto che Zingaretti controllasse il partito di cui è segretario e che Renzi gli ha sfilato senza che il fratello di Montalbano neppure provasse ad arrestarlo. Siccome è pronto ad andare a casa e perdere tutto, il ministro dell' Interno è apparso più credibile del premier, che si è dimesso ma già pensa a come tornare. Conte ha usato il proprio discorso per insultare in ogni modo Salvini, senza spiegare come mai, visto che gli sta così sul gozzo, voleva governarci ancora insieme, e per candidarsi a guidare un esecutivo di garanzia, del quale ha illustrato un vago programma: tanta Europa, altrettanti immigrati, molta retorica e si salvi chi può. Il premier si è smarcato anche dai grillini, che ormai non ritiene al suo livello, e si è messo nelle mani di Mattarella, in attesa della grazia. Arrivato a Palazzo Chigi per accordi di palazzo, il professore di Volturara Appula spera di restarci allo stesso modo, cambiando solo gli sponsor.

MACCHÉ DITTATORE

È possibile che il ministro dell' Interno dopo questo agosto di lavoro, volontario per lui e forzato per tutti gli altri, si ritrovi con un pugno di mosche in mano e la necessità di dover ripartire. Nel caso, avrà un punto di forza: molti suoi estimatori non hanno capito perché Matteo abbia ucciso il governo e non avrebbero fatto questa scelta. Però per tanti leghisti liberarsi dei grillini e restare soli equivale a togliersi una camicia sporca e infilarsene una pulita. Si avverte frescura, che è comunque un buon viatico. Questa crisi pirotecnica è servita almeno a far cadere il falso mito di un Salvini novello dittatore. Primo perché è il solo che, con la Meloni, vuole portare l' Italia al voto. Secondo perché, se non ci saranno le urne, avremo un governo Pd-M5S, certo costituzionale ma anche non eletto e per nulla popolare, visto che la maggioranza dei cittadini vorrebbe le elezioni. Anche l' esecutivo gialloverde non era stato eletto, ma almeno era figlio di un' alleanza tra il partito più votato e quello arrivato primo nella coalizione più votata. Sempre meglio della combinazione che ci si prospetta tra i grillini, i grandi sconfitti alle Europee, e i renziani, la componente battuta del partito più perdente del 4 marzo 2018. La beffa è che questi aspiranti ribaltonisti privi di specchi continuano a parlare di allarme democratico. Già si sentono accuse di sovversione a Salvini perché vuol scendere in piazza contro l' ammucchiata giallorossa. Per quelli che amano farsi chiamare democratici, solo la sinistra può protestare e fare cortei.

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • wintek3

    22 Agosto 2019 - 12:12

    secondo me Senaldi sta cercando con quello che scrive di convincere prima di tutto se stesso. Non si butta per aria il tavolo dopo aver ottenuto la fiducia sul decreto sicurezza bis, dopo aver fatto passare il TAV, la revisione anche se parziale della quota 100 e via discorrendo. Salvini ha semplicemente toppato, nei tempi, nei modi. E' una vittoria se governeranno PD e 5 stelle?

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  • brunom

    22 Agosto 2019 - 10:10

    Se nasce il nuovo governo PD e 5S, faranno rimpiangere Salvini.

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  • dom67

    21 Agosto 2019 - 20:08

    E' la fine di un non politico, ma reazionario: nessuno salvi salvini

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