Cerca

Gesti estremi

Giulia Grillo si fa fuori da sola: "Se è così, allora mi dimetto". Sorpresa-rimpasto: cosa l'ha spinta

8 Giugno 2019

0

Il primo a rischiare la poltrona è Danilo Toninelli. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture che vede tunnel invisibili, che sorride accanto al plastico del ponte Morandi, che sostiene che Genova rinascerà «in mesi o in anni» (ma sì, perché non in secoli?) e che - ci fermiamo qui - confonde i rimorchiatori della Marina con gli incrociatori, è in odore di siluramento. Il sempre più probabile rimpasto di governo partirebbe da lui. Matteo Salvini, alle prese con lo stallo imposto dal Movimento 5 Stelle sulle grandi opere, è in pressing su Luigi Di Maio e ieri, a "Pomeriggio 5", è stato chiaro: «Rimpasto? Se ci fosse la necessità di una squadra più compatta e di una revisione del contratto sono disponibilissimo».



«I nomi vengono dopo»
 - Parole che suonano come una sentenza nonostante in serata il leghista abbia provato a rassicurare gli "alleati": «Non chiedo la testa di nessuno, lavoro bene con tutti». Di Maio afferma che nell' ultimo colloquio con Salvini non ha discusso di cambi all' interno dell' esecutivo, ma non fa nulla per smentire apertamente le voci che si rincorrono sul ministro gaffeur.
Nel frattempo Toninelli ostenta sicurezza. L' altro giorno, intercettato dai cronisti in piazza del Parlamento, il ministro aveva detto che «se ne frega delle poltrone», aggiungendo che quelli che aveva in mano erano «solo 5 dei 500 dossier» che deve affrontare. Quindi aveva perso la pazienza: «Secondo voi mi importa della poltrona o di risolvere i problemi degli italiani?». Ora che le voci sul suo possibile licenziamento si sono fatte ancora più insistenti Toninelli rilancia: «Su di me ci sono dibattiti che rigetto senza ascoltarli. Gli italiani ci hanno dato un mandato forte per cambiare il Paese in meglio e io ci sto lavorando».
Ma a confermare che qualcosa bolle in pentola ci ha pensato anche il ministro leghista all' Agricoltura Gian Marco Centinaio: «Negli ultimi due mesi le cose non sono state fatte bene. Se fossi il presidente del Consiglio avrei già convocato Salvini e Di Maio e gli avrei chiesto se la squadra di governo è quella o deve cambiare».
Dello stesso tenore anche l' intervento di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario della Lega alla presidenza del Consiglio, che alla domanda sulla possibile sostituzione di Toninelli ha risposto: «I nomi vengono dopo». Sul tema grandi opere però ha dato la stoccata: «Gli elettori hanno premiato la nostra visione, la democrazia ha un senso e questo andrebbe considerato».
Sennonché nella lista dei possibili partenti dal governo c' è anche il ministro pentastellato alla Salute Giulia Grillo, la quale ieri - nel malriuscito tentativo di giocare d' anticipo - ha affermato che in caso di ulteriori tagli alla sanità pubblica è pronta a rassegnare le dimissioni. Quasi in contemporanea il capo comico Beppe Grillo è intervenuto sul suo blog difendendo a spada tratta il ministro. Sempre ieri Salvini ha invitato Conte a nominare velocemente il ministro per gli Affari europei, carica vacante dopo l' approdo di Paolo Savona alla Consob.

Il dopo Savona - Intanto si riapre il fronte giustizia tra gli "alleati". Salvini ha ribadito il sostegno a Gianbattista Fratus, il sindaco di Legnano ai domiciliari che ha deciso di ritirare le dimissioni. Il titolare del Viminale è tornato anche a difendere Armando Siri, Edoardo Rixi e Attilio Fontana.
«È una cosa che non mi trova per niente d' accordo» ha commentato il sottosegretario grillino agli Affari regionali, Stefano Buffagni. «Il paradosso che un sindaco ai domiciliari ritiri le dimissioni fa un po' sorridere».
Poi Buffagni ha fatto il "piangina": «La Lega ha vissuto di una pulizia di immagine che gli abbiamo dato noi, le contraddizioni le vedono anche i cittadini, ma tutti ci sono passati sopra. Salvini è riuscito a trasmettere su di sé messaggi positivi. Dopo le elezioni gli ho detto "sei un genio". Quando faceva quota 100 la comunicazione era "brava Lega che fa andare in pensione gli italiani, però questa quota 100 per colpa dei 5 Stelle fa male alle casse dello Stato"». E dire che il capo della comunicazione dei grillini lavora a Palazzo Chigi riproduzione riservata.

Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

di Alessandro Gonzato

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

ultime news