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Alpieri


Sentinelle d’alta quota: le Squadre di Soccorso Alpino Militare dell’Esercito Italiano in azione

26 Ottobre 2019

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“Operare come OSAM (Operatore Soccorso Alpino Militare) richiede un'ottima preparazione in campo alpinistico e sciistico: ricerca di persone scomparse, recupero di infortunati in montagna, soccorso in parete, evacuazione in centri abitati, soccorso organizzato in caso di valanga, recupero da crepaccio” spiega il Maresciallo Andrea Pasinato, alpiere del Battaglione “Tolmezzo” dell’8° Reggimento Alpini.

Sono loro, gli alpieri, il cardine delle Squadre di Soccorso Alpino Militare dell’Esercito Italiano, una delle massime espressioni della capacità di intervento a supporto del sistema di protezione civile che, nel 2020, andranno ad implementare ulteriormente la funzionalità e la capacità delle Squadre Soccorso delle Truppe Alpine. 

Operatori sempre pronti all’impiego e ogniqualvolta ce ne sia bisogno. Ad esempio durante le calamità naturali o, peggio ancora, quando la rigidità del clima isola le zone colpite: metri di neve che bloccano il transito ai rifornimenti e ai mezzi di soccorso. 

“Siamo riusciti a raggiungere i siti colpiti dal disastro grazie agli elicotteri per poi proseguire la movimentazione tramite l'utilizzo di sci e racchette da neve. Gli sforzi principali si sono concentrati nell' evacuazione di persone in difficoltà e bisognose di cure mediche urgenti oltre che a dare supporto agli abitanti dei paesi con la fornitura di viveri di conforto” ricorda il Caporal Maggiore Scelto Riccardo Pizzuti, che ha operato in Abruzzo nel gennaio 2017.

Esperienze al limite, vissute anche in contesti meno drammatici di quelli del sisma. D’altronde in montagna pure la vacanza può diventare un incubo se non si presta la dovuta attenzione. 

“Sulla cima del Monte Amariana, un escursionista ha perso l’equilibrio e ha iniziato a rotolare lungo un canalino adiacente alla via ferrata. Mi trovavo 50 metri più sotto insieme ad un'altra persona e, accorti dell’accaduto, ci siamo buttati nel canale per cercare di fermarla” ricorda il Caporal Maggiore Scelto Asia d’Orlando, anch’ella alpiere del “Tolmezzo”. Come da prassi Asia chiama il 118 e cerca di capire l’entità delle ferite per prestare le cure di base. 

“Dopo una attesa snervante - continua il militare - finalmente arrivò l’elicottero. Dopo qualche manovra il medico veniva calato con il verricello sul posto dell’incidente e insieme abbiamo provveduto a immobilizzare il paziente”. 

Un mestiere duro che si inquadra nel già duro addestramento dell’alpino che, a 147 dalla sua costituzione, resta una delle specialità più note ed amate dalla gente nonché più impegnata nei teatri internazionali e in sul suolo nazionale. In ambito soccorso l’OSAM lavora in un team di 8 elementi, 2 tecnici e 6 operatori. Ma come si arriva ad acquisire una tale professionalità?

“L'iter formativo è di 7 settimane per modulo, durante i quali si acquisiscono competenze peculiari della specialità alpina, muoversi ed operare in ambiente montano in qualsiasi condizione. Segue un corso di 3 settimane per apprendere tecniche di soccorso in contesti diversi. Durante la formazione il soccorritore riceve nozioni di primo soccorso e di trattamento del ferito in ambienti impervi e sviluppa capacità di estrazione dell'infortunato tramite l'ausilio di elicottero” continua un altro graduato, il Caporal Maggiore Capo Scelto Sandro Ferigo.

Ultima domanda: perché scegliere di diventare OSAM? Qui ciascuno dà la sua risposta, ma per alcuni l’essere nati in regioni montane o l’aver praticato sport invernali è stato uno stimolo in più. Per Asia, ad esempio, per la quale le vette erano “compagne di giochi con cui sono cresciuta”, nonché primo contatto con le “penne nere”. E’ in arrampicata che conosce un ragazzo, in forza al Battaglione “Tolmezzo”, che le racconta degli alpieri e che oggi lei chiama “mio mentore”. 

Per il Caporal Maggiore Scelto Mauro Zoratti la scelta è stata “una questione di cuore in quanto originario di una regione di tipica tradizione alpina quale il Friuli Venezia Giulia e della passione per la montagna che accomuna tutti noi soccorritori, nonché dalla consapevolezza di poter essere utili alle persone che si vengono a trovare in difficoltà in contesti particolari nei quali le Truppe Alpine sono addestrate ad operare con destrezza”. 

 

Di Marco Petrelli

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