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La barbarie

Quattrocchi e la "morte di un italiano"

9 Settembre 2011

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La guerra al terrorismo globale ha causato 225mila morti tra militari e civili, di tutte le nazionalità. Un tributo di sangue amplificato dalla strategia dei terroristi. Molte le esecuzioni davanti ad una telecamera subite da occidentali rapiti in zone di guerra. Dal giornalista americano David Pearl al giovane imprenditore Nick Berg, fino ai 12 nepalesi massacrati in Iraq. Anche l'Italia ha pagato il conto. In Afghanistan, dal 2001, hanno perso la vita 41 soldati. In Iraq, dal 2003, trentatre. Non solo militari. Anche giornalisti (Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni) e agenti segreti (Nicola Calipari), a poi rapimenti di giornalisti, attivisti, paramilitari. Impossibile riassumere in un video lo strazio di queste morti. Dalla strage di Nassiriya, in Iraq, dove persero la vita per un attentato 19 connazionali nel 2003 fino all'esecuzione del freelance Baldoni. In mezzo c'è la vicenda di Fabrizio Quattrocchi. Il 13 aprile 2004 viene rapito a Bagdad insieme a Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. Erano contractors, militari privati assoldati per garantire la sicurezza nella capitale iraquena in pieno caos. Un gruppo autoproclamatosi Falangi Verdi di Maometto li tiene in ostaggio e il 14 aprile arriva l'esecuzione di Quattrocchi. Prima di morire, inginocchiato e con gli occhi coperti, chiedere che gli sia tolta la benda per dimostrare "come muore un italiano" (nel video, il racconto di Emilio Fede, direttore del Tg4). Viene ucciso da un colpo di pistola alla testa. L'8 giugno Cupertino, Agliana e Stefio vengono liberati.

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