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Complimenti per la trasmissione

La strana strategia di Junior Cally, tra slogan e testi terribili

Cosa c'è dietro il rapper a Sanremo

5 Febbraio 2020

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Amadeus sta con Junior

Cally e il suo pigmalione

Se, per citare un suo libro (sì, scrive anche libri), è meglio essere temuto che amato, come i lottatori di wrestling e gli arbitri di calcio; bè Antonio Signore, classe ‘91, in arte Junior Cally, ha perfettamente ottenuto il suo scopo. Parliamoci chiaro. Il rapper che si paleserà all’Ariston, l’uomo che ha costretto i media -che si sono volentieri prestati- a sfrigolare sulle immancabili polemiche pre Sanremo, non ha fatto nulla per essere amato. Non era nella sua strategia.

 Prima il volto coperto da una “maschera antigas” che sembra una mutanda rovesciata; poi la scoperta dei testi del brano del 2007, Strega, affogati nella criminalità, droga, disagio urbano, violenza contro le donne; poi il gruppo di deputate e il presidente della Rai Marcello Foa che si sono sentiti offesi dai suoi pensieri “eticamente inaccettabili”; dopo ancora, la sua strenua e astutissima difesa da parte di Amadeus; infine, la presa di posizione anti-populista condita da frasi tipo “Salvini è un razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito”, o “io sono un cantante non sono un politico, Salvini è un pesce grosso quindi non credo di rispondere” seguito -a proposito di pesci- dallo slogan “sardine tutta la vita": tutto torna. Tutto, finora, in questo ragazzo tatuato della periferia romana, s’è connotato attraverso toni polemici e frasi infiammabili che hanno cannibalizzato le cronache sanremesi. E dire che, fino a poco tempo fa, l’italiano medio non aveva la più pallida idea di chi fosse Cally, nonostante un profilo Instagram da 500mila followers e qualche album per un pubblico di nicchia che gira rappando indossando cappucci assurdi. Ora, invece, è lì, sul palco più frequentato del Paese, a cantare No, grazie, un brano duro contro il populismo annunciato da frasi, a loro volta, populiste: "Spero si capisca/che odio il razzista/che pensa al Paese/ma è meglio il mojito/e pure il liberista di centrosinistra/che perde partite/e rifonda il partito". Il razzista e il populista di centrosinistra sarebbero Salvini e Renzi. Emblematica anche la parte in cui il nostro Junior afferma: “dovrei puntare il dito contro e fare il populista, non fare niente tutto il giorno e proclamarmi artista. No grazie”. Che, visto così mi ricorda molto il ribellismo anni 80 dell’Edoardo Bennato di Sono solo canzonette; e almeno una mezza dozzina di rapper o rocker americani i quali, però, coerentemente, non hanno mai approfittato del teatro più nazionalpopolare del Paese per darsi visibilità. Ma forse sbaglio. Forse ha semplicemente ragione il critico musicale Michele Monina quando afferma che “per me non è un artista, come non lo è Sfera Ebbasta, tanto per essere chiari. Ma siccome il direttore artistico di Sanremo lo ha ingaggiato, e la partita sanremese si fa con le sue regole, tocca trattarlo almeno in quella bolla lì da artista”. Monina, con una levità che gl’invidio, non ce l’ha con Cally, ma con chi ce l’ha mandato: “chiedete le dimissioni di Amadeus se proprio volete ottenere giustizia per quei testi di merda oggi diventati popolari anche grazie alla vostra indignazione. È lui che ha elevato a arte la merda e lui che ci ha acceso, col vostro contributo, i riflettori sopra”. 

Però, nell’analisi di questo fenomeno estemporaneo ci sta anche un’altra lettura. E’ che Junior Cally, alla fine, al netto delle polemiche, sorprenda tutti e, da Santremo, offra davvero al mondo una canzone della Madonna. Alché il ragazzo avrebbe raggiunto il suo scopo: “Giuro che la smetto con ‘sta storia del rap. Voglio scrivere canzoni d’amore per la mia ex…”, e noi ammeteremmo volentieri di esserci sbagliati. Ma dubito.

 

 

 

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