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Giuseppe Conte, il premier si autoumilia davanti all'Europa: "Macron? Era stanco", ma il francese lo gela

29 Giugno 2018

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Ottimismo, poi un ragionato realismo che porta a parlare di "un accordo soddisfacente almeno all’80%" più di Salvini che è "soddisfatto al 70%". È il giudizio del presidente del Consiglio italiano sulle conclusioni approvate dal vertice Ue. Per Conte è stato un debutto di fuoco nello scenario comunitario, dove si era affacciato solo per il summit informale della scorsa domenica. La minaccia di veto all’intero documento da parte dell’Italia, se non fossero state accolte le sue richieste sul tema migranti, ha bloccato la prima giornata di lavori. E portato a una lunga, estenuante trattativa durata 14 ore e mezzo, conclusasi quando il sole era ormai già sorto e in cui, come sempre accade, l’Italia ha ottenuto qualcosa e ha dovuto rinunciare a qualcos’altro. Con una serie di nodi da sciogliere e di incertezze che in mattinata avevano portato Matteo Salvini a essere molto meno positivo del capo di governo: "Non mi fido delle parole, vediamo che impegni concreti ci sono".

Una doccia fredda rispetto alla prima reazione del premier che, alle cinque del mattino, era stata entusiasta: "L’Italia non è più sola", aveva esultato Conte alle telecamere. Poi, dopo qualche ora di riposo e di riflessione, i toni si sono fatti più moderati. Con Salvini "siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Anche io voglio vedere i fatti", ha assicurato.

Anche perché nel frattempo il presidente francese Emmanuel Macron aveva gettato un’ombra non da poco, sull’accordo dicendo che i centri di accoglienza "vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, sta a loro dire se sono candidati ad aprirli". "Macron era stanco, abbiamo lavorato fino a notte fonda, lo smentisco - ha assicurato il leader italiano - Nell’articolo 6 non si parla di paese di primo approdo mentre si parla nell’articolo 12 della riforma di Dublino e del diritto d’asilo" . A rincarare la dose è arrivato anche Salvini, sempre pronto negli ultimi tempi ad attaccare il presidente francese: Secondo gli accordi dall’Italia avremmo dovuto ricollocare 42.000 migranti di cui diecimila in Francia ma Macron se ne è presi solo 640,quindi prima di darci lezioni dovrebbe accoglierne altri novemila".

La sensazione è che tra tutti i Ventotto ci sia la rincorsa a mettere il cappello sulle decisioni finali. Paesi come l’Ungheria hanno rivendicato la "grande vittoria di Visegrad" perché "siamo riusciti a prevenire la ridistribuzione obbligatoria degli immigrati". Il nodo principale, e che più ha attirato critiche e diffidenze in Italia, è quello della creazione dei centri di accoglienza su base volontaria, su cui proprio i paesi dell’Est, Ungheria in testa, hanno lottato a lungo nella notte tra giovedì e venerdì perché tale principio fosse esplicitamente indicato nel testo. "Ma lo abbiamo chiesto anche noi, non si può imporre a nessuno di creare un centro di accoglienza", è la difesa del premier italiano che ha assicurato che "ci sono già alcuni paesi che hanno dato informalmente la loro disponibilità". In ogni caso "l’Italia non è tra questi". Come a dire, valutiamo, siamo pronti se lo sono anche gli altri, secondo quel principio per cui ’Chi arriva in Italia arriva in Europà che Conte e Salvini vanno ripetendo da giorni come un mantra. Quella partita, insomma, è ancora tutta da giocare, e tutto da vedere chi e quanti saranno i ’volenterosì: probabilmente se ne parlerà già alla riunione informale dei ministri della giustizia e degli affari interni, il 12 e 13 luglio.

Rinviata anche la riforma del trattato di Dublino che va fatta, certo, ma "quanto prima", si legge nelle conclusioni. Anche qui però Conte si è difeso spiegando che il tema non era in realtà nell’agenda del vertice, quando invece "abbiamo rivoluzionato il tavolo e convinto 28 Paesi" a un accordo "multilivello". Anche sui secondary movements, tema tanto caro ad Angela Merkel, Conte ha assicurato che "non c’è nessun accordo specifico" con la cancelliera per riprendere in Italia migranti registrati da Roma e poi andati in Germania.

Certo, è l’ammissione del premier, "l’avessi scritto io quel testo avrei aggiunto quelle due cose in più che lo avrebbero reso soddisfacente al 100%, ma eravamo in 28 ed è stata una lunga negoziazione".

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