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Luigi Di Maio, pagliacciata continua: "M5s e Lega non sono alleati". E cosa, allora?

4 Giugno 2018

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Marciare separati per colpire uniti. Questa volta non è Mao Tze Dong, ma le sue parole raccontano l'ultima strategia della società a responsabilità limitata Di Maio-Salvini. Il patto, dicono, non va oltre i confini di governo. Niente alleanze elettorali, nessuna coalizione alle prossime amministrative o alle europee, 5 Stelle e Lega restano due partiti seduti su due sponde del fiume diverse, uniti da un ponte che ha portato l'avvocato di tutti e di nessuno, Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi.

Il ministro del Lavoro grillino parla da Ragusa: «Non siamo alleati con la Lega, abbiamo punti in comune ma anche tanti punti non in comune». Il ministro dell'Interno leghista sottoscrive: «Ognuno va per conto suo». Insomma, Di Maio e Salvini al momento preferiscono dissimulare e prendere tempo. Non è il caso di giocarsi tutte le carte e neppure di stravolgere troppo gli equilibri precedenti al patto. La parola d'ordine è salvare le apparenze, come due amanti che si prendono un po' di tempo prima di chiedere il divorzio.

Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Così anche Salvini si preoccupa di chiarire lo stato attuale delle cose: «Il centrodestra non è demolito, ma continuerà ad esistere e noi applicheremo il programma del centrodestra contenuto nel patto di governo».

La realtà, che grillini e leghisti conoscono benissimo, è che gli equilibri sono cambiati e quello che un tempo si chiamava centrodestra è solo un fantasma. Qualcosa di nuovo si sta definendo e se ancora non si può saper che forma avrà di certo non si può neppure più ignorare. Lega e 5 Stelle magari non andranno insieme alle elezioni ma non potranno più tornare indietro. L'obiettivo comune è prendersi l'Italia, e poi magari giocarsela tra di loro, mettendo fuorigioco quello che chiamano il vecchio, ossia Berlusconi o il Pd.

La difficoltà per ora è governare con tutti contro e con promesse, dall'immigrazione al reddito di cittadinanza passando per la riduzione delle tasse, molto difficili da mantenere e al limite dell'improbabile. La separazione è il segno che ancora non si fidano gli uni degli altri, ma anche il tentativo di diversificare i rischi. Marciare divisi serve a non affogare insieme.

di Giulia Sbarbati

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