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Vergogna M5S in aula: "Boia chi molla"

E' tornato il Duce? "Boia chi molla, presidente Boldrini. Boia chi molla, e noi non molleremo fino alla fine". Il grido riecheggia alla Camera dei Deputati, ma Benito Mussolini non c'entra nulla. La "frase nera" è figlia dell'ultima sparata dei grillini. Chi l'ha gridata, infatti, è l'onorevole Angelo Tofalo, che ha concluso il suo intervento a Montecitorio rilanciando il motto fascista. Alla Camera si discute del dl Imu-Bankitalia, e i grillini annunciano: "L'ostruzionismo continua".

Mani avanti - La saprata fascista è arrivata nel day-after dell'insulto firmato da Giorgio Sorial, il grillino cha ha apostrofato Giorgio Napolitano come "boia". Tofalo, già in mattinata, aveva provato a sdoganare l'espressione fascista: "Si tratta di un'espressione diventata famosa come un motto fascista. Tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della repubblica partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle cinque giornate di Milano del 1848".

Vuoto assoluto - Il signor Tofalo, insomma, cerca di dare una patina di cultura alla sua sparata. Poi, immaginiamo, ci spiegherà di aver detto quanto ha detto solo per le polemiche della vigilia, e che, dunque, il "boia" è proprio Napolitano poiché ha mollato sul decreto Imu-Bankitalia (i grillini, invece, non mollano: così ci potremmo trovare a dover pagare la seconda rata Imu). Insomma, i pentastellati non mollano. 

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