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Tito e gli alieni, Mastandrea cerca nello spazio una parte di sé

Dal 7 giugno il film di Paola Randi, tra poesia e fantascienza

4 Giugno 2018

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Roma (askanews) - E' un professore che vive isolato nel deserto del Nevada accanto all'Area 51 il personaggio interpretato da Valerio Mastandrea in "Tito e gli alieni", il film di Paola Randi nei cinema dal 7 giugno. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti ma, dopo la morte della moglie, passa le giornate su un divano e ha rinunciato a cercare segnali provenienti dall'universo. Tutto cambia quando in quel posto sperduto arrivano, da Napoli, i due nipoti, interpretati da Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, spediti lì dopo la morte del loro padre.

Il film affronta il tema della perdita in maniera poetica, originale, ironica adottando il linguaggio della fantascienza. "Mi ha attratto proprio questo, il fatto di trattare un argomento ipertrattato, che è la capacità di sapersi abbandonare ai sentimenti e alle emozioni, in un panorama di genere cinematografico poco battuto dal nostro cinema, che è quello un po' fantascientifico, un po' lunare, diciamo. Era un film molto complicato, anche in fase di post-produzione, però alla fine quella roba lì è rimasta, e questa è la cosa che conta".

La regista ha colto tante sfumature legate al tema della perdita. "Io ho pensato che questa esperienza, che tutti un po' abbiamo vissuto, fosse un'esperienza anomala, un po' fantascientifica. Valerio Mastandrea era perfetto: il registro di Valerio era esattamente quello che voleva essere, cioè un misto di umanità, delicatezza, poesia e malinconia".

Solo quando si apre agli altri il protagonista riesce a superare il suo lutto e a ritrovare una strada. "Non lo so come si superano le perdite, dipende chi perdi, che perdi, e chi sei soprattutto. La cosa che si può dire per tutti, poi mettere in pratica è soggettivo, è che è inutile fuggire dalla presa di coscienza di queste cose. Non si scappa dal dolore, anzi prima lo si affronta e prima lo si supera. Diciamo che il mio pesonaggio a fine film comincerà a vivere la sua nuova vita grazie a delle iniezioni di amore, non a delle messe alla prova da parte dei due coprotagonisti del film, quindi anche qui c'è un tema abbastanza universale, che poi l'amore è quello che muove quasi tutto, forse senza quasi".

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