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Cingolani (IIT): paura dei robot? Sono macchine, basta spegnerle

Il ricercatore al Festiva dell'Economia di Trento

4 Giugno 2018

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Trento (askanews) - Sentirsi minacciati dalle macchine, dagli automi? Sì: può essere giustificato a livello psicologico. Ma bisogna ricordare sempre che alla fin fine sono, appunto, macchine. E che quindi possono essere spente. Roberto Cingolani, direttore Scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia - IIT di Genova, invita a guardare alle nuove tecnologie digitali, dell'Intelligenza Artificiale e dei Big Data con sereno pragmatismo. "Da un certo punto di vista potremmo pensare che è la prima volta nella storia che abbiamo in contrapposizione l'essere umano e una macchina in grado, però a livello molto basico, di intendere di decidere, di volere - dice Cingolani - E ci sta anche che ci si senta un po' minacciati, come specie. Ma è oggettivamente un effetto più psicologico che reale. Si tratta di macchine o di strumenti: hanno un pulsante di acceso/spento. O quando si scarica la batteria finiscono di fare il loro lavoro".

Cingolani ha partecipato al Festival dell'Economia di Trento , dedicato a "Lavoro e Tecnologia" dialogando con iCube, il robot umanoide sviluppato dall'IIT. Il robot è il testimonial perfetto del volto simpatico della tecnologia. Ma nel corso del Festival sono stati evidenziati e discussi anche lati critici della rivoluzione hi-tech, a cominciare dall'impatto sul lavoro.

Anche in questo caso Cingolani invita analizzare il tema evitando i sensazionalismi. "Il problema non è tanto sostituire un lavoro vecchio e farne venire un nuovo. E' che questo succede con una dinamica tanto accelerata per la quale non si riesce a riconvertire il lavoratore - spiega il direttore dell'IIT - E' di questo che bisogna parlare, non del pericolo delle macchine. Serve una società che si impegni a investire costantemente sul cittadino; serve un rapporto pubblico privato intelligente che investa sui lavoratori e che faccia formazione continua. Questo vuol dire avere una società preparata alla rivoluzione robotica e digitale. Il resto è un po' troppo cinematografico".

Il direttore scientifico dell'IIT non nasconde né minimizza neanche i rischi di tipo etico connessi alle nuove tecnologie, ma sottolinea che è l'uomo che costruisce e quindi governa le macchine; sue quindi le scelte. "Se prendo un cuscino e lo uso per soffocare una persona nel letto, mi pongo il problema del cuscino o il problema di chi lo ha utilizzato male? - argomenta Cingolani - Con la tecnologia è la stessa cosa: sono strumenti via via più potenti. Il Boeing che ha buttato giù le Torri Gemelle era progettato per trasportare passeggeri, nessuno si era mai posto il problema che fosse pericoloso nelle mani di un criminale che lo trasforma in un'arma di distruzione di massa. Quello che deve fare la scienza, recuperando anche il contenuto delle scienze umane, è capire l'uomo. Perché il problema è come noi usiamo le tecnologie e non la tecnologia per sé".

Nessuna paura verso la tecnologia, quindi. Anche perché nulla - è convinto Cingolani - potrà eguagliare la complessità dell'essere umano. "Non dimentichiamo che esistono macchine che possono essere superperformanti rispetti a noi in determinati ambiti, ma solo in quelle. La rotondità delle capacità umane è irraggiungibile e tale rimarrà in seguito. L'uomo è una creatura troppo complessa e troppo sofisticata e eclettica per essere per essere sostituita dalla macchina. Ci sta la macchina che gioca a scacchi meglio di noi. Ci sta la macchina più forte, si chiama ruspa, quella che fa le previsioni bancarie, e si chiama computer. Ma tutte queste cose non sono nella stessa entità.

Nel corso dell'intervento al Festival dell'Economia Cingolani ha poi parlato della protesica e della biomeccanica, campi dove le nuove tecnologie sono applicate con effetti molto importanti in campo riabilitativo: esempi concreti di una tecnologia a servizio dell'uomo e dell'uomo alleata.

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