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Etiopia, i campi da cui partono i migranti nel film "Alganesh"

Regista Lia Beltrami: apriamo il cuore a questi ragazzi

19 Aprile 2018

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Roma, (askanews) - Mostrare le condizioni di vita nei campi profughi in Etiopia, perchè la gente "apra il proprio cuore" ai ragazzi e alle ragazze che rischiano la propria vita nel Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Questo l'intento che ha mosso la regista Lia Beltrami a realizzare il film documentario "Alganesh - All'orizzonte una speranza".

"L'Etiopia è una terra che accoglie un milione di profughi - ha detto la regista ad askanews - sono sempre più spesso bambini non accompagnati, prima avevano 14-15 anni, adesso scappano bambini di 5,6, 7 anni. Scappano dicendo addio ai loro genitori e con i bambini anche tanti vecchi. La vita nei campi è dura, difficile. Altissimo il disagio psichiatrico. Il film ha tre protagonisti: i profughi, nei campi di Mai Ayini, Endabaguna e quelli attorno; l'Etiopia come terra che accoglie, e la dottoressa Alganesh, che vive al servizio dei più deboli".

Alla domanda perchè abbia realizzato questo documentario, Beltrami ha risposto: "Con questo film cerchiamo di sensibilizzare la gente, che apra il cuore a capire quello che succede a questi ragazzi e queste ragazze prima di attraversare il mare. E dire che se l'altro sta bene, non soffre, anche la mia vita è più vera e anche io potrò essere più felice".

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