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Hong Kong, "queste elezioni un giorno triste per la democrazia"

Analista Willy Lam: Pechino continuerà a schiacciare l'ex colonia

12 Marzo 2018

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Hong Kong, (askanews) - Il movimento pro-democrazia di Hong-Kong ha sofferto una sostanziale sconfitta nell'elezione per il rinnovo parziale del parlamento della città semiautonoma: i candidati democratici sono riusciti a riconquistare solo due seggi sui quattro che detenevano e che erano in palio nella consultazione, perdendone uno per appena l'1% dei voti. Willy Lam, analista politico alla Chinese University of Hong Kong: "È stata una giornata triste non solo per i partiti pro-democrazia, ma per la democrazia a Hong Kong in generale. Abbiamo visto un record negativo di partecipazione e due candidati democratici hanno vinto solo per margini esigui. Simbolicamente questo mostra che più persone a Hong Kong si sono rassegnate al destino, che il loro futuro sia dettato a Pechino."

Malgrado tutto, il movimento pro-democrazia nell'ex colonia britannica mantiene 26 seggi su 70 nel parlamento, il che gli consente ancora di bloccare decisioni fondamentali per le quali è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti. Ma, anche a causa della "guerra legale" mossa al movimento democratico dal governo comunista di Pechino, che ha squalificato diversi candidati democratici per aver inserito parole di protesta nei loro giuramenti istituzionali, il fronte pro-democrazia non è più in grado di esercitare un diritto di veto sulle normali decisioni a maggioranza.

"Questo è uno sviluppo abbastanza nefasto per la politica a Hong-Kong. Pechino ovviamente era molto contenta dei risultati e c'è una possibilità che la leadership di Xi Jinping schiacci ancora di più Hong Kong, restringendo la libertà d'espressione, di riunione e, sicuramente, la possibilità di elezioni democratiche a Hong Kong".

Di fatto il governo cinese già oggi influenza pesantemente la vita politica di Hong Kong attraverso un sistema elettorale "truccato": solo la metà dei seggi del parlamento sono eletti a suffragio popolare, mentre l'altra metà sono espressione di grandi imprese e gruppi d'interesse corporativi molto più inclini a sostenere il governo centrale di Pechino.

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