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Hiroshige, le visioni del maestro di pioggia e neve a Roma

Paesaggi di estrema bellezza dell'artista giapponese di metà '800

28 Febbraio 2018

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Roma, (askanews) - Le Scuderie del Quirinale ospitano la mostra "Hiroshige, Visioni dal Giappone", dedicata al grande "maestro della pioggia e della neve", tra i più influenti artisti giapponesi di metà Ottocento, di 30 anni più giovane di Hokusai.

L'esposizione - aperta al pubblico dal 1 marzo al 29 luglio 2018 - comprende 230 opere, tra silografie policrome ottimamente conservate e provenienti dal museo di Boston e dipinti su rotolo. La curatrice, Rossella Menegazzo, docente di storia dell'arte dell'Asia orientale all'Università degli studi di Milano:

"Hiroshige (1797-1858) è un'artista che si è imposto sul mercato dell'arte del mondo fluttuante, ovvero delle immagini dell'ukiyoe, già dagli anni Trenta dell'800. Produrrà paesaggi di estrema bellezza proprio per la semplicità e l'armonia che riesce a infondere alla natura con questo senso quasi religioso rispetto al paesaggio e agli elementi della natura".

Le sue silografie ritraggono così peonie, vedute di laghi, fiumi, trote, giardini innevati. Utagawa Hiroshige pone in primissimo piano elementi di grandi dimensioni e lascia il resto sullo sfondo, come in una delle sue immagini più celebri: "Il giardino dei susini di Kameido". Altra immagine famosa "L'Acquazzone di Atake", sempre tra le cento vedute dei luoghi celebri di Edo, ovvero Tokyo.

Immagini molto in voga nella cultura dell'epoca e che hanno influenzato grandi artisti europei dell'800, tra cui Van Gogh, Monet, Degas o Toulouse Lautrec:

"L'influenza di queste immagini naturalmente non è solo dovuta al fatto che vengono facilmente distribuite a prezzi anche modici sul mercato in quanto immagini, diventando un po' delle guide turistiche e illustrative del territorio giapponese dei luoghi più celebri, più alla moda e più desiderati - spiega Menegazzo - Hiroshige è stato un grande innovatore, sia per il pubblico di allora, che lo vedeva come un artista moderno, perché riesce ad acquisire all'interno di un filone classico, come quello del paesaggio, tutte quelle novità visive che provengono dall'Europa e dall'Occidente grazie alle nuove tecnologie che porteranno poi al processo fotografico".

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