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Liberia, l'ex del Milan Weah vince le elezioni presidenziali

Grande festa dei cittadini nella capitale Monrovia

29 Dicembre 2017

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Monrovia (askanews) - L'ex giocatore del Milan, George Weah ha vinto le elezioni in Liberia diventando il nuovo presidente della Repubblica.

Secondo il rapporto della Commissione elettorale nazionale, Weah ha ottenuto il 61,5% dei voti al secondo turno, battendo di gran lunga il 38,5% del vicepresidente uscente Joseph Boakai, dopo essere arrivato nettamente in testa anche al primo

turno del 10 ottobre.

Attaccante del Paris Saint-Germain e del Milan negli anni '90, primo calciatore non europeo a vincere il pallone d'oro nel 1995, Weah succederà il 22 gennaio 2018 a Ellen Johnson Sirleaf.

Nato in una bidonville di Monrovia 51 anni fa, George Weah di etnia kru, realizza finalmente il sogno della sua seconda vita; essere presidente del suo Paese, la Liberia, uno dei più poveri del mondo, martoriato dalla guerra civile.

Weah è stato a lungo assente dal Paese durante la guerra che ha fatto 250mila morti fra 1989 e 2003. Durante il conflitto, Weah aveva chiesto all'Onu di salvare il suo Paese. Come ritorsione, i ribelli gli avevano bruciato la casa di Monrovia e preso in ostaggio due cugini.

Entrato in politica alla fine del conflitto, era stato battuto al secondo turno delle presidenziali del 2005 da Ellen Johnson Sirleaf, prima donna eletta capo di Stato in Africa, poi candidata alla vice presidenza nel 2011.

Quindici anni dopo aver appeso gli scarpini, assicura di aver "guadagnato esperienza" in politica e di aver imparato la lezione dalle sue sconfitte e ora è pronto a guidare il riscatto del Paese, lasciando al figlio 17enne Timothy, neo acquisto del Paris Saint-Germain, la sua eredità calcistica.

Weah ha scelto come vice Jewel Howard-Taylor, ex moglie dell'ex signore della guerra e presidente Charles Taylor una senatrice rispettata. Ma, affermando che "tutti sono amici di Charles Taylor", lo ripete: non ha contatti con l'ex presidente, condannato nel 2012 dalla giustizia internazionale a 50 anni di carcere per crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Sierra Leone.

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