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Sciolte le Camere, è finita la 17esima legislatura

Mattarella ha firmato: si vota il 4 marzo, nuovo Parlamento il 23

29 Dicembre 2017

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Roma (askanews) - Con la firma del decreto di scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, Grasso e Boldrini ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, è ufficialmente finita la 17esima legislatura. Il premier, Paolo Gentiloni ha controfirmato il decreto e dopo il Consiglio dei Ministri ha proposto come data per le prossime elezioni domenica 4 marzo 2018; venerdì 23 marzo 2018 sarà la data di insediamento del nuovo Parlamento.

Il governo di Gentiloni, in ogni caso, rimarrà in carica fino all'insediamento del nuovo esecutivo per i provvedimenti più importanti e per le cose urgenti, come ha chiesto Mattarella al premier durante il colloquio al Quirinale e come lo stesso Gentiloni aveva ribadito in occasione della tradizionale conferenza stampa di fine anno.

"Io vi assicuro, cari concittadini - ha detto - che il governo non tirerà i remi in barca, nei limiti fissati dalla Costituzione e dalle leggi e dalla prassi, il governo governerà".

Resta l'incertezza sulla legge elettorale. Mattarella non ha chiesto a Gentiloni le dimissioni, ma - considerando anche le difficoltà evidenti per il raggiungimento di una nuova maggioranza dalle elezioni del 4 marzo, lo ha confermato in carica per affrontare provvedimenti importanti e urgenti, a partire dal Def previsto per aprile 2018 e dalla

gestione delle crisi internazionali.

Sembra altamente improbabile, infatti, che dopo il 4 marzo, qualche partito potrà raggiungere la maggioranza richiesta per esprimere un governo. Questo comporterebbe l'impossibilità di dare al Paese un nuovo esecutivo, lasciando l'Italia in una situazione di perenne, instabile, campagna elettorale. In tal caso inoltre servirebbero nuove consultazioni da parte del Capo dello Stato dopo le elezioni del 4 marzo, per individuare una maggioranza a sostegno di un nuovo governo, nuove trattative tra i partiti e addirittura nuove elezioni.

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