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"Gravity", al Maxxi a Roma l'arte dialoga con la scienza

Fino al 29 aprile tra installazioni, reperti storici, simulazioni

1 Dicembre 2017

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Roma (askanews) - E' un affascinante dialogo tra arte e scienza quello promosso dal Maxxi fino al 29 aprile con la mostra "Gravity - Immaginare l'universo dopo Einstein", nata dalla collaborazione tra il museo, l'Agenzia spaziale italiana e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. A poco più di un secolo dalla formulazione della teoria della relatività di Albert Einstein, che ha trasformato radicalmente la cosmologia, la mostra indaga le connessioni e le analogie tra creazione artistica e esperimento scientifico.

La Sonda Cassini, dopo aver viaggiato per vent'anni nello spazio, ora accoglie i visitatori nella hall del museo, insieme ad Aeroke, l'installazione di Tomàs Saraceno composta da due palloni aerostatici che captano i suoni dell'atmosfera. Immerse nello spazio buio emergono invece installazioni scientifiche, reperti e simulazioni di esperimenti, che dialogano con opere di artisti come Duchamp, Allora e Calzadilla, Saraceno o Peter Fischli e David Weiss, autori del video "The way things go". Tra gli oggetti storici spiccano il Cannocchiale di Galileo e la Sfera Armillare, del XVII secolo, che serviva a studiare le traiettorie dei pianeti.

La curatrice Luigia Lonardelli ha spiegato: "Non ci sono differenze qualitative tra un esperimento scientifico, un exhibit, un reperto o una grande installazione. Stiamo dicendo: questi sono tutti effetti di una stessa ricerca, che semplicemente tende a capire cosa c'è oltre alla nostra percezione, cosa c'è dentro il cosmo. E questo è un tema comune. Semplicemente, siamo immersi in un cosmo che ci manda delle domande e la differenza è solo come rispondiamo, non se ci chiamiamo artisti o scienziati".

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