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Scuola, Vignali (Ist. Nobel): in aumento disagio tra 15 e 29 anni

La "cura" della cosiddetta "buona scuola" è peggiore del male

9 Ottobre 2017

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Roma, (askanews) - Il fenomeno del disagio scolastico e dell'abbandono è un fenomeno ancora molto diffuso in Italia, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Ne parla Daniele Vignali, Preside dell'istituto paritario Alfredo Nobel di Roma.

"Il disagio scolastico e adolescenziale è un fenomeno in aumento e crescente. Il disagio è un fenomeno silente, nel senso che si suol dire che il disagio si sente ma non si vede, ahimè quando il disagio viene percepito, quindi, acquisisce una fenomenologia oggettiva è già altro, è già disadattamento e quindi relazione disturbata con uno specifico ambiente, in questo caso proprio la scuola, o addirittura proprio devianza, quindi l acquisizione di un comportamento che tende ad infrangere una serie di norme sia di carattere giuridico che etico sociale. Questa è una situazione appunto estremamente diffusa nelle istituzioni scolastiche italiane che riprendendo il riferimento ai Neet, ossia ai giovani tra i 15 e i 29 anni che non svolgono nessun tipo di attività di carattere formativo, di istruzione o di lavoro, l'Italia secondo gli ultimi dati Ocse è al secondo posto in questa triste classifica con il 26% di giovani che si trovano in questa situazione".

Il percorso normativo in Italia con la cosiddetta buona scuola e l'alternanza scuola-lavoro non aiuta i giovani come sottolinea lo stesso Vignali. "La legge 107 del 2015, la cosiddetta buona scuola ha un punto in cui cerca di dare risposta alla situazione in Italia, che è quella dell alternanza scuola-lavoro. Potremmo addirittura dire per certi versi che a volte la cura è peggiore del male perchè nella legge 107 vengono previste 400 ore di alternanza scuola-lavoro negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nell ultimo triennio del liceo. E' una sovrabbondanza assoluta di ore che per certi versi tende a rendere questi ragazzi, i discenti, pronti per l'uso nel momento in cui si esce da scuola".

Il ruolo dei docenti resta fondamentale ma le difficoltà in cui operano per Vignali ne condiziona il rendimento. "Tutti noi nella nostra esperienza abbiamo ricordi di docenti particolarmente significativi e docenti che, per certi versi, ci hanno allontanato da discipline di studio che successivamente abbiamo ripreso. Il problema è che i docenti italiani sono avviliti da tutti i punti di vista, dal punto di vista economico, stiamo parlando del monte stipendi tra i più bassi in Europa e sono assoggettati e vincolati a quest ottica tecnocratica per cui c è un attenzione particolare un utilitarismo particolare rispetto al fare, alla prassi invece che sull aspetto teorico".

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