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Gb, genitori di Charlie Gard abbandonano lotta per cure in Usa

"Ormai è troppo tardi, per lui ormai il tempo è scaduto"

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Londra (askanews) - "Come genitori di Charlie devoti e amorosi abbiamo deciso che non è più nell'interesse di Charlie proseguire nel trattamento e permetteremo a nostro figlio di andare tra gli angeli".

È giunta all'epilogo la drammatica vicenda del piccolo Charlie Gard, il bimbo londinese affetto da una grave patologia neuro-degenerativa. I genitori hanno rinunciato alla battaglia legale per portare il figlio negli Stati Uniti e sottoporlo a una terapia sperimentale, mettendo fine a una vicenda che ha commosso e fatto discutere tutto il mondo. Ma continuano ad accusare i medici britannici dell'ospedale pediatrico Great Ormond Street: la colpa è loro, si è perso troppo tempo.

Charlie compirebbe un anno il prossimo 4 agosto. La decisione di abbandonare la lotta è stata presa dopo l'esame delle ultime risonanze magnetiche al cervello del bimbo, ha detto l'avvocato dei Gard al giudice Nicholas Francis dell'Alta Corte di Londra, ultimo in ordine di tempo a dover decidere sulla richiesta di trasferimento.

"Le equipe mediche americane e italiane - ha aggiunto con la voce rotta dall'emozione Chris Gard, il padre del piccolo - sarebbero ancora disposte a occuparsi di Charlie, anche dopo aver visto gli ultimi esami medici ma c'è un solo motivo per cui ormai il trattamento non può andare avanti, ed è che è stato perso troppo tempo".

Chris e Connie Gard hanno combattuto una battaglia legale di 5 mesi per impedire ai sanitari del Great Ormond Street Hospital di Londra di staccare le macchine che tengono in vita Charlie, ma hanno perso sia davanti alla Corte Suprema britannica sia di fronte alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo.

Della vicenda si sono occupati anche il presidente americano Donald Trump e Papa Francesco e anche l'ospedale Bambino Gesù di Roma aveva offerto la propria disponibilità ad accogliere il piccolo per una cura sperimentale. Charlie soffre di una rarissima sindrome di deplezione mitocondriale, che provoca un progressivo indebolimento dei muscoli del cuore e di altri organi vitali. Secondo i medici britannici, già da molti mesi la condizione cerebrale del bimbo era irrecuperabile.

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