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Digital transformation, strumento di crescita ma serve accelerare

Benigni (ELT): c'è rischio perdita tempo non recuperabile

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Roma (askanews) - Il fenomeno della trasformazione digitale di fronte al mutamento degli scenari geopolitici globali, alle esigenze di sicurezza e difesa del Paese e ai nuovi modelli industriali di competitività. Questo il senso del simposio organizzato a Roma alla Sala della Scherma del Foro Italico da Elettronica in collaborazione con The European House - Ambrosetti, per ragionare sul piano di implementazione e soprattutto sullo stato della "digital transformation" come strumento indispensabile per crescere in termini di competenze, risorse e tecnologia.

Tematiche affrontate in uno studio realizzato da The European House - Ambrosetti, come spunto di riflessione e di analisi su uno dei temi di maggiore complessità e impatto per il futuro della nazione. Perchè l'onda del cambiamento digitale è ormai arrivata ed è inarrestabile, e l'Italia, ha ricordato intervenendo l'ex premier Enrico Letta, nel settore pubblico non ha ancora ingranato la marcia giusta. Lo conferma il presidente di Elettronica, Enzo Benigni: "L'Italia è indietro nella pubblica amministrazione, ce lo ha ricordato Enrico Letta, stiamo rincorrendo con grandi sforzi. In questo l'industria è di supporto ma è questo il nostro futuro. Nel documento che abbiamo prodotto per capire proprio dove dovremmo andare, perchè non sapendolo stiamo perdendo un tempo non recuperabile".

Una sola la via da percorrere, l'applicazione di tutte le regole del mondo tecnologico e digitale, in particolare da parte dell'amministrazione pubblica. Questo in uno scenario globale, come è emerso dal confronto tra esponenti del mondo accademico, istituzioni, aziende consolidate ed emergenti e anche protagonisti dello sport, come Pierluigi Collina oggi presidente della commissione arbitri della Fifa, dove tutti sono alla ricerca di un filo comune per una rivoluzione digitale volta a riattivare la crescita e a riequilibrare le aspettative e le opportunità in tutto il pianeta.

Ma tornando all'Italia, emerge una preoccupazione: se l'industria fa la sua parte nella trasformazione digitale e nell'accelerazione tecnologica, quel tempo perso a fronte di una strategia pubblica, soprattutto di sostegno, non pienamente definita rischia di rendere vano l'impegno per una piena competitività delle grandi medie e piccole imprese nazionali attive proprio nei segmenti a massimo sviluppo digitale e tecnologico. Guido Crosetto, presidente della Federazione delle aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza: "Noi abbiamo tutte le tecnologie, le professionalità e le capacità per competere con il resto del mondo, persino con gli Usa, ma ci manca l'intervento dello Stato. Lo ha richiamato nel suo intervento Enrico Letta, non si può pensare di crescere in questo settore se non c'è un fortissimo investimento e una scelta di linea politica da parte dello stato".

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