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Iccs: terapia del dolore, risposta a un bisogno concreto

Aumentano i pazienti che necessitano di sostegno

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Milano (askanews) - Dolore cronico: una sofferenza profonda, ma spesso erroneamente accettata e subita come inevitabile. Secondo una recente ricerca infatti la metà degli italiani non conosce l'esistenza di farmaci e terapie contro il dolore e oltre il 65 per cento della popolazione non sa che esiste invece una legge che garantisce l'accesso alle terapie che alleviano la sofferenza. Eppure il bisogno di fronteggiare e ridurre la pena che deriva dai dolori cronici è in continuo aumento.

"La terapia del dolore è un insieme di diagnosi e cure del dolore cronico in particolare - spiega Giuseppe Sala, direttore del Centro integrato di diagnosi e terapia del dolore dell'Istituto Clinico Città Studi - Assolutamente non è una moda, ma un bisogno via via crescente della popolazione, anche perché la popolazione purtroppo è sempre più anziana e sono in aumento anche molti interventi chirurgici soprattutto alla colonna vertebrale, con quello che comporta poi in termini di dolori cronici residui. Risponde a tutte le situazioni di dolore cronico che non reagiscono alla semplice somministrazione di farmaci: quindi pazienti anziani, spesso debilitati, o anche pazienti giovani, purtroppo, che sono stati sottoposti o meno a interventi chirurgici importanti spesso su rachide, quindi con stabilizzazioni e situazioni di dolore cronico successivo all'intervento chirurgico".

Dopo una visita, ci sono poi due possibili livelli di intervento da eseguire in considerazione dei reali bisogni del paziente. "Ci sono tre step - spiega Sala - il primo è quello della visita: visita, diagnosi, terapia farmacologica di base. Secondo step è quello infiltrativo. Il livello tre è quello della chirurgia mini-invasiva del dolore. Gli interventi sono diversissimi tra di loro. Quello che abbiamo visto era una infiltrazione epidurale, che si attua normalmente in ambulatorio. E' una misura molto frequentemente praticata in tutti gli ambulatori in Italia. Quindi un livello due, quello delle infiltrazioni e delle infiltrazioni peridurali. Infine il livello tre è un intervento chirurgico da fare obbligatoriamente in sala operatoria che necessita di strumentazioni, di anestesista dedicato, e di tutti i parametri della sicurezza".

Va sottolineato che approccio e prassi sostenibili e di qualità alla terapia del dolore richiedono il coinvolgimento di più specialisti, e solo l'ospedale è quindi il luogo dove è possibile far dialogare più figure mediche al servizio del paziente.

"La terapia del dolore implica un lavoro di gruppo, inteso come gruppo multidisciplinare - prosegue il direttore del Centro integrato di diagnosi e terapia del dolore dell'Istituto Clinico Città Studi - Chi si occupa di dolore si deve interfacciare con un fisiatra, con un medico di base, con un neurochirurgo con un neurologo, con uno psicologo, con un ortopedico. L'ospedale per su definizione è il luogo che fa incontrare questi professionisti è il luogo deputato all'incontro e al confronto sul tema paziente con dolore cronico".

Malgrado le prestazioni connesse alla terapia del dolore siano tutte coperte dal Servizio Sanitario nazionale sono però ancora poche le strutture che la praticano. "Chi pratica questo tipo di attività - conclude Sala - attua un servizio utilissimo e indispensabile alla popolazione".

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