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"Operazione Levante", con Petrella dietro le quinte dei conflitti

Thriller dello scrittore napoletano tra attualità e fantasia

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Roma, (askanews) - Abbiamo in studio Angelo Petrella, autore del romanzo "Operazione Levante", di Baldini e Castoldi, che è un thriller sull'attuale scenario internazionale, dove ci sono un agente Cia, un ex agente russo, dove ci sono molte spie, una giornalista molto ambigua, ci sono Putin, Obama e soprattutto ci sono i grandi conflitti, la Siria. Volevo chiederti: cosa volevi raccontare della complessa realtà di oggi?

"Io volevo solo scrivere una spy story come i miei miti John LeCarrè e Frederick Forsyth, e mi sono trovato in realtà a studiare la cultura araba e il mondo mediorientale. Volevo innanzitutto far vivere il presente, che è cronaca, ovviamente, ma che in qualche modo può essere storicizzato quando ci sono eventi così eclatanti".

Tu racconti progetti economici, traffici, lo spionaggio che c'è dietro ai conflitti, quindi immagino avrai fatto anche delle ricerche. Cosa è in questa fase di ricerca che ti ha colpito di più? "C'è da dire che le risposte della verità sono sempre le più semplici, quella guerra si combatte per due motivi fondamentali, uno geopolitico, spazio vitale, e l'altro soprattutto petrolio e gas, quindi approvviggionamento energetico. In questo marasma di conflitti e di interessi diversi, tra Russi, turchi, iraniani, sauditi eccetera, si perde di vista molto spesso quelle che sono le piccole storie, ad esempio quella della minoranza curda che è poi l'unica che realmente combatte boots on the ground e ferma l'avanzata dell'Isis nelle terre siriane e in Iraq. Si dice sempre che gli intellettuali, gli scrittori, l'arte, non possono più intervenire. Un compito forse la letteratura ce l'ha ed è quello di scandagliare sulle cause che generano la storia".

Dopo aver scritto questo libro hai capito qualcosa di più di tutto questo mondo? Sei più spaventato, ti sei trovato una ragione, sei più pessimista o ottimista? "Non mi sento più pessimista, sono solo più arrabbiato per il fatto che cosi poco si vogliano studiare le cause e le motivazioni degli scontri, il cui studio, probabilmente, potrebbe portare a una più facile e immediata risoluzione. In realtà se tutti ci rendessimo conto che il vero problema è l'approviggionamento energetico, la lotta per procurarsi i pozzi, potremmo anche intervenire personalmente, boicottando per esempio oppure facendo leva sui nostri governi affinché le fonti di approvvigionamento diventassero altre o venissero gestite in una maniera più equa".

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