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Conetta, il centro di prima accoglienza migranti che esplode

I richiedenti asilo: "vogliamo vivere con voi"

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Conetta, (askanews) - Una tendopoli nel nulla: è il centro di prima accoglienza per migranti a Conetta, frazione del paese di Cona in provincia di Venezia. Allestito in una ex base missilistica, sovraffollato; un posto dove si succedono le proteste dei richiedenti asilo e quelle dei residenti. Il sindaco di Cona, Alberto Panfilio: "Dopo due anni, un luogo dove vengono ammassate vite umane senza nessuna aspettativa sacrificando anche il mio territorio, la mia popolazione, 190 abitanti a cui abbiamo cambiato la vita. Tutto questo è un sacrificio per nulla; allora io protesto".

A Conetta ci sono oltre mille migranti. Il braccio di ferro fra sindaco e autorità è continuo. In Italia il trasferimento dei richiedenti asilo nei centri di prima accoglienza è gestito dalle prefetture e dal ministero, in base ai posti nelle regioni. Un sistema, regolato con appalti da decine di milioni che alla fine favorisce le grandi cooperative invece delle piccole strutture.

"Adesso lo sto chiamando magazzino di vite umane perché è quello che sta succedendo. Arrivando i migranti, non sanno dove metterli, hanno il magazzino, li accatastano qui nella speranza di trovare un posto. Ma dove lo troveranno un posto?" chiede il sindaco.

Dopo la chiusura delle frontiere a fine 2015, i migranti bloccati in Italia sono aumentati assieme alle richieste d'asilo. 63.500 nel 2014, 123mila nel 2016, 73mila solo nei primi sei mesi di quest'anno. La questione migranti resta cruciale nella mente degli italiani, da un lato chi pensa di essere di fronte a una pericolosa invasione, dall'altro chi vorrebbe un sistema di accoglienza efficace. Pietro Grapeggia, abitante del luogo, dice: "Continuano sempre a arrivare arrivare arrivare. Loro sono anche bravi ragazzi pieni di forza ed energia, li vedi che vanno a spasso tutto il giorno in bicicletta, non mi pare una roba tanto normale".

E poi ci sono le persone, come Kaba Aissata Mohammed che viene dalla Guinea, e che vuole solo essere considerato un essere umano: "Almeno la popolazione dovrebbe sapere che esistiamo. Bisognerebbe che le autorità vedessero la nostra situazione. Noi vogliamo vivere con voi, ma qui ci sentiamo isolati. Vogliamo vivere con voi".

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