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Welfare aziendale, Fogliani: provider indispensabili

Il 26% imprese si rivolge a partner esterni per i propri piani

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Milano, (askanews) - Cresce il ruolo dei provider, quantitativo e strategico, nella diffusione dei progetti di welfare in ambito aziendale. E' quanto emerge dalla ricerca "Il welfare aziendale in Italia" che, ad un anno dalle novità legislative in materia, fotografa tendenze e contesti della progressiva adozione dei progetti di welfare nelle aziende italiane.

La ricerca - condotta dal professore dell'Università Cattolica Luca Pesenti in collaborazione con Welfare Company e AIDP - indica infatti che le aziende che si rivolgono ad un provider esterno per la definizione e l'erogazione di piani di welfare sono passati, nel giro di un anno, dal 18% al 26% delle imprese.

Chiara Fogliani, ceo di Welfare Company, spiega così i motivi alla base di questa crescita in ulteriore espansione: "Il ruolo del provider è sicuramente importante in termini di partnership e non solo di fornitore - dice - Il provider deve essere in grado di accompagnare l'azienda nell'implementazione e nell'introduzione del piano di welfare al proprio interno". "

"In questa attività - spiega poi Fogliani - deve essere garante della qualità. Qualità che si esprime in due cardini, come emerge anche dalla ricerca. Il primo è la spendibilità dei servizi, la capillarità: ovvero il provider può garantire un network di fornitori su tutto il territorio nazionale a copertura di tutti gli ambiti previsti dalla normativa su tutto il territorio. L'altro aspetto cardine è la semplicità di utilizzo dei sistemi: le aziende vogliono semplicità e accessibilità. Questo si lega alla modalità di erogazione dei servizi che possono essere: cartacea attraverso i voucher; o digitale attraverso portali, che aumentano in modo significativo le possibilità di acquisto; o modalità di erogazione innovative con le carte multi-servizio che danno la possibilità di caricare servizi a valore aggiunto che aumentano il potere di spesa delle famiglie".

La ricerca mette però in evidenza che è ancora basso il tasso di conversione dei premi di risultato in servizi di welfare, intorno al 30 per cento. Per Fogliani si tratta di un dato che riflette una cattiva comunicazione intera all'azienda sui piani di welfare.

"Un piano di comunicazione tarato e mirato sulle reali esigenze aziendali permette di portare il tasso di conversione anche al 70-80% consentendo di raggiungere tutti gli obiettivi che spingono un'azienda ad introdurre il piano di welfare - aggiunge Fogliani - A partire dal cuneo fiscale: più l'azienda comunica bene il proprio piano, più i lavoratori scelgono i servizi di welfare e quindi beneficiano di un cuneo fiscale positivo e aumentano il potere di acquisto, e più l'azienda risparmia e ha soldi da reinvestire in politiche a favore delle risorse umane. Ma anche comunicazione verso quello che è il mondo sindacale: la ricerca ci dice che il 41 per cento delle imprese lamenta che il sindacato pur interessato non conosce gli strumenti per realizzare i progetti di welfare aziendale. E il nostro ruolo è anche quello di affiancare l'azienda nell'informare il mondo sindacale".

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