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Le ferree regole di Seoul per la purezza dei Korea Jindo Dog

I cani considerati come tesoro nazionale dal '62

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Roma, (askanews) - Occhio luminoso e vigile, pelo doppio, coraggioso, estremamente fedele al suo padrone, ma con un forte istinto per la caccia. Il Korea Jindo Dog è il cane simbolo della Corea del Sud e il governo e gli allevatori fanno di tutto per conservare la purezza della razza.

Questi cani sono originari dell'isola omonima di Jindo, all'estremità sud-ovest della penisola coreana, dove negli anni la razza si è conservata molto bene. I visitatori vengono accolti da simpatici cartelli e statue con la figura dei cani, ma dietro all'aspetto bucolico si nascondono regole rigidissime, quasi da apartheid canino. Ogni esemplare senza pedigree o leggermente al di fuori degli standard viene esiliato e ogni cane che arriva sull'isola deve avere un permesso speciale ed essere sterilizzato.

"I Korea Jindo Dog presenti qui sono considerati come monumenti, quelli al di fuori dell'isola, animali domestici comuni. Sono gli stessi cani ma questi sono certificati, gli altri non vanno bene", spiega Lim Tae-Young, allevatore e tra i direttori della Korea Jindo Dog Cooperative Association.

Le regole sono ferree. "Dopo avergli fatto i controlli del sangue, solo a quelli idonei viene applicato il microchip, poi quando compiono sei mesi viene fatta una valutazione più approfondita - dice Kim Jong Suk, ricercatore al Jingo Dog Centre - ma gli esemplari senza microchip non vengono neanche presi in considerazione".

Seoul ha classificato la razza come tesoro nazionale nel '62 e il governo spende circa 75 milioni di dollari all'anno per quella che definisce una "conservazione sistematica e scientifica" dei Korea Jindo Dog purosangue.

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