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Normale di Pisa, Sant'Anna e Iuss: una Federazione di eccellenze

Il rettore della Normale racconta un nuovo modello di formazione

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Roma (askanews) - C'è un progetto innovativo nel mondo delle università: la federazione di tre atenei di eccellenza, la Scuola normale superiore di Pisa, la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e la Scuola universitaria superiore Iuss di Pavia. Il progetto è stato illustrato nel corso di un evento alla Camera, all'auletta dei gruppi. Ma qual è il cuore e l'obiettivo di questa Federazione di eccellenze nel panorama della formazione?

"Siamo tutte istituzioni di eccellenza anche sui ranking internazionali ma ci siamo resi conto che per essere competitivi a livello internazionale dobbiamo crescere", ha spiegato il professor Vincenzo Barone, rettore della Scuola normale di Pisa, aggiungendo: "Noi non vogliamo diventare una grande università ma dobbiamo raggiungere una dimensione che raggiungiamo con la federazione, inoltre le tre istituzioni hanno competenze complementari, grazie a cui offrire una formazione ancora più articolata alle nuove generazioni". Un progetto che è mosso anche da "una voglia di apertura forte" e "una forte volontà di sperimentare strade nuove, mettersi insieme ed esplorare nuovi cammini, fermo restando la ricerca del merito e dell'eccellenza".

La Normale di Pisa da sempre è nel novero delle eccellenze, ed è anche molto selettiva, esclusività o pura meritocrazia? Il Rettore della Normale non ha dubbi: "Il nostro concorso di ingresso è pura meritocrazia supererebbe qualunque vaglio, ma il tema è che tipo di persone stiamo cercando. Noi cerchiamo persone dalla mentalità aperta, che abbiano voglia di imparare, formarsi e crescere insieme, e con i test d'ingresso cerchiamo queste persone, aperte e flessibili che si possano adeguare agli sviluppi sempre più veloci di scienza, tecnica, e lettere".

E in questo mondo tecnologico, veloce e internazionalizzato, la

formazione classica di stile continentale-europeo vince per il rettore della Normale di fronte al modello americano o anglosassone: "E' competitiva oggi e lo sarà nel futuro perché l'iper-specializzazione che ha portato alla ricerca di un sempre maggior numero di dati e alla loro analisi è superata dal problema di indagare tra questi dati, dobbiamo trovare modi innovativi di indagare fra quei dati, non dobbiamo più o soltanto acquisire informazioni, bensì trovare modi innovativi di usare le informazioni". Così "il linguaggio logico-deduttivo delle scienze dure si deve accompagnare a quello più descrittivo, ampio e filosofico delle scienze umane, per un nuovo approccio alla conoscenza, un nuovo umanesimo", "una nuova formazione come Leonardo, Aristotele, ma innovati, può essere considerata centrale" e - rivendica Barone - "se non lo facciamo noi, non capisco chi lo possa fare".

Un tema che continua a far molto dibattere è quello della cosiddetta fuga dei cervelli all'estero. Il rettore della Normale di Pisa ha su questo idee chiare e un modello da proporre: "Il fatto di andare a fare un periodo di formazione all'estero è un fatto positivo, diventa negativo sotto due profili, se non ci sono studenti stranieri che vengono in Italia e se gli studenti italiani che si sono formati all'estero non possono poi ritornare e avere una prospettiva di carriera in Italia". Per affrontare il duplice rischio, il professor Barone propone un "modello toscano" - "dico toscano perché lo esemplifico meglio ma si può applicare a tutto il territorio italiano" - e spiega: "Se una persona deve studiare il rinascimento o i beni culturali, tendenzialmente va dove queste cose ci sono. Se deve studiare chimica, una reazione chimica è uguale a Pisa e a Monaco, se deve vedere il David di Michelangelo non lo vede a Monaco, allora su questo dobbiamo lavorare questa dovrebbe essere la parte centrale su cui costruire sviluppo. Sviluppo pe le lettere ma sviluppo anche per le scienze dure, come restauro, conservazione, come intervento sul paesaggio e qualità della vita, e vendere un pacchetto integrato di queste cose". E siccome l'Italia è il Bel Paese, questo modello come suggerisce il rettore della Normale, si può moltiplicare per tutta l'Italia e ha molto da offrire. Anzi ha da offrire ciò che altri non hanno.

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