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L'astronauta

Paolo Nespoli, 4 giorni dopo lo sbarco nello spazio: "Vivere in assenza di gravità? Forse lo abbiamo nel Dna"

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"Mi risulta molto semplice diventare un extraterrestre" parola di Paolo Nespoli, mestiere astronauta. In diretta dallo spazio, l'ingegnere italiano risponde alle domande dell'Agenzia spaziale italiana di Tor Vergata dopo poco più di 4 giorni dallo sbarco  sull'Iss. Il veterano delle missioni in orbita sottolinea che forse "nel nostro Dna abbiamo le coordinate per vivere in assenza di gravità, una situazione innaturale e irricreabile sulla Terra, ma alla quale il nostro corpo si abitua estremamente in fretta, in pochi giorni". Il tema è interessante, dato che il corpo umano si adatta rapidamente alla microgravità dell'Iss, forse abbiamo questa attitudine tracciata nel nostro Dna. Magari grazie ad esperienze remote che il genere umano ha poi dimenticato? Chissà. 

La questione affascina parecchio Nespoli, che sottolinea che abituarsi alla assenza di gravità è facile, la parte difficile arriva dopo, quando si scende di nuovo sul pianeta: ""Di sicuro è facile abituarsi a vivere qui, mentre è dannatamente faticoso riabituarsi alla gravità terrestre. Dopo la seconda missione nel 2010 ci ho messo sei mesi per ritornare 'normale' ed è servito molto lavoro. Invece in orbita dopo pochi giorni il corpo e il cervello hanno già imparato a muoversi perfettamente 'dimenticando' certe parti del fisico e sfruttandone altre. In altre parole mi risulta molto semplice diventare un extraterrestre. Di sicuro queste missioni dimostrano capacità del nostro Dna che non sapevamo di avere e certo è interessante cercare di capire da dove provengono anche in vista di viaggi più lunghi",

C'è il tempo per rispondere anche a domande più intime e personali. L'astronauta si commuove ricordando i saluti alla moglie Alexandra e ai figli, Sofia di 7 sette anni e Max, appena 3. "Per tutti noi, per tutta la famiglia, è stata un'esperienza magnifica. Dà una carica immensa vedere che per mio figlio è normale che io vada nello spazio. È il segno del futuro che li attende. Più difficile è stato farmi prestare per sei mesi uno dei suoi pupazzetti Transformer che ho usato sulla navicella Soyuz per capire quando eravamo finalmente liberi dalla gravità" ha concluso l'astronauta italiano, stringendo fra le mani il giochino dato in prestito da Max.

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Commenti all'articolo

  • Skyler

    03 Agosto 2017 - 11:11

    Sì, vabbè, però adesso hai rotto le balle a tutti...........chissenefrega di quante volte pisci nello spazio...........

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