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Senza lavoro

Lidl, licenziati i due dipendenti che chiusero le rom in gabbia. Ma il giudice archivia l'indagine

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Ricordate il caso dei due dipendenti della Lidl di Follonica, nel Grossetano, che a febbraio dopo aver sorpreso due nomadi frugare in un' area privata nel piazzale del supermercato le avevano rinchiuse in un gabbiotto di ferro riprendendo tutta la scena col telefonino? Per quel gesto, poche settimane dopo, avevano perso il lavoro. Uno dei due dipendenti, un 36 enne che aveva un contratto a tempo indeterminato, era stato licenziato dall' azienda, mentre all' altro, di dieci anni più giovane, non era stato rinnovato il contratto. I carabinieri, intervenuti sul posto, quel giorno li avevano denunciati per sequestro di persona. Ora però il sostituto procuratore ha chiesto l' archiviazione ritenendo infondata la richiesta dei militari. Nessun sequestro dunque. Al massimo uno scherzo di cattivo gusto, una leggerezza, una bischerata, una "goliardata", come si erano giustificati i due lavoratori finiti nell' occhio del ciclone. Ma niente a che vedere col grave reato contestato.

Il caso, che aveva destato così tanto clamore, quindi è destinato a chiudersi, almeno dal punto di vista penale. Nel filmato, della durata di una cinquantina di secondi, si vedevano e si sentivano le due nomadi urlare a squarciagola per attirare l' attenzione dei passanti e i due lavoratori ridere a crepapelle mentre ripetevano alle signore che non si poteva entrare in quell' area. Il video aveva fatto il giro di tutti i telegiornali e i siti internet. L' opinione pubblica si era spaccata. E ovviamente ne era nato un duro scontro politico. Uno dei primi a partire alla carica era stato lo scrittore Roberto Saviano, che aveva attaccato pesantemente il leader della Lega Matteo Salvini: «È evidente che ha perso la testa e nel tentativo di intercettare il voto delle persone peggiori di questo Paese non esita a incitare e a realizzare atti gravissimi» aveva detto. Il segretario del Carroccio si era subito schierato dalla parte dei lavoratori e si era offerto di contribuire al pagamento delle loro spese legali nel caso fossero finiti a processo. In più aveva affermato di essere pronto a boicottare i prodotti della Lidl se i due dipendenti fossero stati licenziati.

Salvini era stato bersagliato un po' da tutti gli esponenti della sinistra, dall' ex premier Massimo D' Alema, al segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, fino al governatore della Toscana, l' ex Dem Enrico Rossi - ora "Articolo 1" - che aveva definito il video come «il frutto avvelenato della xenofobia», aveva accusato Salvini di «indecenza» e di essere «perso nella sua corsa verso la totale negazione dei valori della nostra democrazia». Lidl, in un comunicato, aveva preso le distanze «senza riserva alcuna dal contenuto del filmato». L' azienda si era dissociata e aveva condannato «fermamente» il comportamento dei due lavoratori. La direzione del punto vendita invece era stata decisamente più cauta: «Quello che è accaduto va visto in quest' ottica: se viene portato via qualcosa dagli scaffali, oppure se persone non autorizzate entrano in questi spazi riservati, noi rischiamo il posto di lavoro».

Inoltre i responsabili della Lidl di Follonica avevano sottolineato che le due nomadi erano ben conosciute da quelle parti e che addirittura certe notti si accampavano davanti all' entrata del negozio. Anche la notizia della richiesta di archiviazione è stata immediatamente ripresa da Salvini su Facebook: «Ma intanto i due ragazzi sono stati licenziati» ha commentato il segretario della Lega. Già: ora vedremo se la decisione del sostituto procuratore farà tornare i vertici della Lidl sui propri passi.

di Alessandro Gonzato

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