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Corea del Nord, gli Usa pronti alla "guerra preventiva": "Alti costi in sofferenza"

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L' ora X per l' attacco americano a Pyongyang è sempre più vicina.
Si sa da tempo che i generali del Pentagono hanno studiato un ventaglio di soluzioni «tecniche» da sottoporre al presidente Trump nel caso dovesse rendersi indispensabile il ricorso alla forza per garantire la sicurezza dell' America, e ieri in un' intervista al network tv Msnbc l' autorità statunitense più qualificata a parlare in materia dopo Donald Trump, il generale H.R. McMaster, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha ufficializzato che tutte le opzioni per contrastare la minaccia nordcoreana sono sul tavolo, ipotizzando però chiaramente una «guerra preventiva».
«Mi sta chiedendo se ci stiamo preparando per condurre una guerra preventiva, ossia un intervento che impedirebbe al regime della Corea del Nord di minacciare gli Stati Uniti con ordigni nucleari?», ha chiesto retoricamente McMaster al suo interlocutore, Hugh Hewitt. Ed ecco la risposta del generale: «Il presidente è stato molto chiaro su questo punto: ha detto che non tollererà il fatto che la Corea del Nord minacci gli Stati Uniti».
McMaster ha voluto essere ancora più esplicito: «Quello che il presidente considera intollerabile è che Pyongyang abbia armi nucleari che possano potenzialmente minacciare gli Stati Uniti». «Quindi», ha proseguito il generale, «noi dobbiamo fornire tutte le opzioni per farlo, e ciò comprende una opzione militare».
McMaster ha affermato di essere consapevole del fatto che si tratterebbe di «una guerra dagli alti costi in termini di sofferenza, soprattutto dei sudcoreani», e a questo proposito ha anche voluto ricordare l' importanza della denuclearizzazione della penisola coreana, obiettivo che era emerso come molto importante nell' incontro tra Trump e il presidente Xi Jinping.
Peraltro, la settimana scorsa, il presidente americano aveva affidato a un tweet la sua frustrazione nel vedere che «i cinesi parlano parlano, ma non hanno fatto nulla per premere sul governo nordcoreano», come potrebbero fare essendo il maggior partner commerciale e protettore politico di Pyongyang. E non basteranno le nuove sanzioni votate ieri all' unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell' Onu, che ha messo al bando l' export nordcoreano e limitato gli investimenti stranieri nel Paese.
Il giornalista della Msnbc ha anche chiesto a McMaster una conferma sulla natura dei progressi tecnici degli ultimi missili balistici lanciati da Pyongyang in spregio delle risoluzioni Onu. In particolare, se il Pentagono avesse concluso che la Corea del Nord sarebbe in grado di raggiungere qualsiasi città degli Usa, come ha vantato lo stesso dittatore comunista in occasione dell' esperimento.
Secondo gli esperti l' ultimo missile intercontinentale nordcoreano ha marcato notevoli miglioramenti in termini di distanza raggiunta, accorciando i tempi che porteranno a un vettore capace di colpire New York: se fino a pochi mesi fa il Pentagono calcolava che occorrevano a Pyongyang almeno 2-3 anni per perfezionare l' arma nucleare anti-Usa ora la «scadenza» sarebbe di meno di un anno. «Non ho intenzione di confermare qui che l' ultimo missile lanciato è in grado di raggiungere San Francisco o Pittsburgh o Washington. Ma questo che importanza ha? È già una grave minaccia, ed è impossibile sottovalutare il pericolo associato a un regime brutale e canaglia», ha concluso il Consigliere per la sicurezza di Trump.
Recentemente, il direttore della Cia Mike Pompeo e il segretario di Stato Rex Tillerson erano intervenuti sul tema della minaccia nordcoreana con toni discordanti. Per Pompeo, una strada possibile per neutralizzare il pericolo del dittatore Kim è il cambio di governo al vertice: «Ho la speranza che troveremo una via», ha detto adombrando un ribaltone politico al vertice. Qualche mese fa, notizie di stampa sudcoreana avevano rivelato che gruppi di agenti segreti Usa stavano addestrandosi per l' obiettivo della eliminazione di Kim. Da parte sua, Tillerson ha invece affermato pubblicamente pochi giorni fa che l' obiettivo degli Stati Uniti non è il cambio di regime, ma una soluzione che ottenga il risultato di annullare la minaccia nucleare, ancora confidando nella diplomazia e nel coinvolgimento di Pechino.
Ieri McMaster sembra aver chiarito che il presidente sta pensando sempre più nettamente alla soluzione forte, e che il tempo stringe.

di Glauco Maggi

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