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Il reportage di Libero

"Che Barba, che gioia": viaggio nella Roma hipster

La prima regola, con gli hipster, è non chiamarli hipster. La logica hipsteriana sta nel rifiuto dei comportamenti di massa. Ciò spiega le barbe, i tatuaggi, l'abbigliamento, l'oggettistica vintage e il resto. Ma la cosa funziona finché la diversità ostentata non diventa essa stessa moda. Come è successo. Il fenomeno nasce negli Stati Uniti (ma lì è già al crepuscolo, dice Mashable), passa per Milano e arriva a Roma. Conosciamoli meglio, gli hipster della capitale. Facciamolo attraverso la narrazione di una serie di storie professionali e umane. In questa prima puntata del reportage di Liberoquotidiano.it incontriamo Emiliano (Leopardi Hairdressing) e Massimo (Max & Jo Barber shop)

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • Pugile

    28 Agosto 2015 - 23:11

    Si fanno crescere la barba lunga come una coda di puzzola pensando di diventare più interessanti, in realtà assumono delle espressioni ancora più da imbecilli.

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