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Montecitorio

Boldrini come Hitchcock assediata dagli uccelli

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Poco dopo l'ora di pranzo sul cielo di Montecitorio svolazzano alcuni piccioni, ignari della legge di quel Palazzo. All'improvviso sbuca un grande gabbiano che osservava il volo da palazzo Chigi e plana minaccioso sui poveri piccioni. Quelli si dividono, scappano, ma uno non ce la fa. Il gabbiano plana su di lui, lo becca sul collo e quasi gli stacca la testolina. Il poveretto agonizzante crolla sul cortile di Montecitorio, dove i deputati prendono una boccata d'aria o si fumano una sigaretta. Ma resta sospeso a mezz'aria, nel vuoto. Perché la caduta è fermata da una rete di tiranti di acciaio che circa un anno fa Laura Boldrini fece installare sul tetto della Camera dei deputati proprio per allontanare da quel delizioso cortiletto con limoni in frutto e alberelli in fiore i volatili che davano fastidio agli onorevoli, lasciando spesso in quel cortile i loro bisogni.

Una barriera anti-uccelli che ha reso ancora più macabra l'esecuzione di ieri del piccione. Perché nell'agonia da quella testa ferita ha cominciato a zampillare sangue sulle fioriere del cortiletto. Prima qualche goccia, poi i fiotti, e il vento che li spargeva ovunque. All'orrore hanno assistito pochi deputati, che a quell'ora erano comodamente attovagliati nelle trattorie del centro. Si sono accorti della pioggia di sangue funzionari e commessi della Camera, che alla fine hanno pensato meglio di fare intervenire i pompieri per mettere fine al turbamento che quello spettacolo provocava. Il sangue è però restato lì a raccontare l'orrore vissuto, e un deputato l'ha filmato e fotografato facendo arrivare a Libero l'inquieta testimonianza.

Gli uccelli sono diventati una vera maledizione per la Camera dei deputati in questa legislatura, quella della presidenza di Laura Boldrini. Il primo inverno della sua presidenza sono planati nel loro viaggio verso i paesi caldi gli storni, che hanno scelto a Roma come loro temporanea dimora i tre alberi che offrono un po' di ombra sopra il parcheggio delle auto riservato ai deputati. Nelle ottobrate romane sono planati lì, e dopo voli pittoreschi si riunivano tutti fra quelle fronde facendo un gran chiasso, ma soprattutto i loro bisogni. Risultato: auto dei deputati sommerse dall'insidiosissimo guano (la loro cacca), che corrode le vernici e senza rapido intervento di pulizia può costringere anche alla rottamazione dei veicoli. Un dramma per la Boldrini, che è diventato acuto quando risultò completamente sepolta da quel guano l'utilitaria del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. Lei corse ai ripari, e grazie agli esperti collaboratori, escogitò una non meno grottesca soluzione: lo scudo anti-cacca per gli onorevoli. Si trattava di un ingegnoso e macabro sistema audio, con altoparlanti disseminati fra i tre alberi, e la registrazione del grido di paura degli storni quando vengono attaccati dal loro assassino naturale: il falco pellegrino.

Ma è nell'ultima settimana che dagli uccelli sono venuti sinistri segni su Montecitorio. Nonostante la robusta e impenetrabile rete anti-uccelli proprio nel primo giorno in cui è partita la sfortunata discussione sulla legge elettorale alla tedesca, è apparso come dal nulla nel cortile di Montecitorio un uccello nero. Ha zampettato, svolazzato, e dato pure un'occhiata dalla finestra su quel che accadeva in Transatlantico. Chi dice fosse un merlo, chi in ragione di quel che sarebbe successo alla legge elettorale un corvo di sventura. Sta di fatto che lì non avrebbe dovuto arrivare, eppure c'era. Appena iniziata la caccia lui è svanito nel nulla. Una deputata grillina assicura che il giorno prima era apparso svolazzante anche lui dal nulla un pipistrello. E nel nulla è sparito anche lui. Da dove passano? Chissà. Chi scrive pochi minuti dopo la bocciatura della legge elettorale ha visto in quel cortile cinguettare un passerotto. Ha fatto festa, e anche lui è sparito. Però ho visto dove: da una grondaia probabilmente bucata che deve essere stata anche la sua porta di ingresso per gabbare le trappole anti-uccelli della Boldrini...

di Franco Bechis

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