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La testimonianza

Le piccole suore che commuovono il Meeting

Il titolo è “La vita per l'opera di un altro”, ed è una delle più belle mostre che si possono vedere in questi giorni alla Fiera di Rimini durante il 37° Meeting per l'amicizia dei popoli. È la storia delle Suore di carità dell'assunzione, fondate a Parigi nel 1865 con il nome di “Piccole suore dell'assunzione” da padre Etienne Pernet. La loro missione fu dal primo giorno l'assistenza dei malati in una Francia dove la miseria si accompagnava alle malattie. Da poco nate sono subito state perseguitate dalla laica Francia, in cui una legge affidava allo Stato la decisione se farti esistere come religioso o meno, e quasi sempre la risposta era negativa. Gli ordini religiosi vengono sciolti, le loro case confiscate. Anche le piccole suore vengono processate, e 62 di loro condannate. Al processo pubblico che ebbe vasta eco, alla domanda del giudice che indagava sul perché l'ordine non fosse in possesso di autorizzazione dello Stato, Madre Marie rispose: “Non credevo che ci fosse in Francia una legge che potesse impedire la libertà della carità”.

La carità è la storia delle piccole suore, che passa attraverso tutto il 900 e arriva anche in Italia (a Roma, a Testaccio per volere del Papa). Come molti ordini religiosi viene scosso dalle lacerazioni che il '68 portò anche in gran parte del mondo cattolico. Ma resiste, anche se qualche turbamento ci sarà nel ramo italiano che a Milano ha la sua casa al Martinengo. E' lì che le piccole suore incontrano negli anni '50 don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. E nasce una storia di amicizia e fedeltà che cambia anche il loro percorso. Le prime ragazze del movimento ecclesiale che sentono la vocazione diventano suore lì e quella storia diventa talmente unita che il ramo italiano della congregazione ritrova una vita propria, separandosi dalla casa madre e rinascendo nel 1993 come congregazione di diritto pontificio dal titolo “Istituto delle suore della carità dell'assunzione”. Sempre la carità e la missionarietà, che resta la loro storia anche da lì in poi: l'assistenza nelle case dei malati, l'aiuto alle famiglie dei quartieri, ormai pieni di immigrati, i doposcuola, la passione per gli ultimi che oggi come allora hanno fatto diventare le case sparse per la penisola un punto di riferimento per il popolo delle periferie d'Italia.

di Franco Bechis

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