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Oscure manovre

Trump, il caso Flynn e l'Fbi, una brutta storia: ecco cosa c'è dietro

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Trump, il caso Flynn e l'Fbi, una brutta storia: ecco cosa c'è dietro

Non c’e’ nessun crimine, e nemmeno alcuna accusa di qualche crimine che sia stata finora mossa da qualcuno con nome e cognome, magistrato o politico, ma nel “caso Flynn” siamo arrivati gia’ allo “special counsel”, il “procuratore speciale indipendente”. E’ Robert Mueller III, che e’ stato direttore dell’FBI con George Bush, e poi confermato da Obama per due anni, che l’attuale facente funzioni di direttore generale dell’FBI Rod Rosenstein ha nominato ieri. “La mia decisione non e’ dovuta al fatto che sia stato trovato che un crimine sia stato commesso, ne’ che alcuna incriminazione sia assicurata”, ha motivato la mossa Rosenstein. Con cio’, e’ chiaro che la eccezionale misura, comunicata solo 30 minuti prima alla Casa Bianca, e’ il risultato di pressioni politiche, e che non e’ basata su crimini accertati. Se si pensa che 4 diplomatici americani uccisi a Bengazi due mesi prima della riconferma di Obama nel novembre 2012 non ebbero lo stesso trattamento, grazie al fatto che il ministero della Giustizia era in mano ai DEM e sotto indagine era la Clinton segretaria di Stato, con Barack presidente, bisogna inchinarsi alla potenza di fuoco mediatico al servizio dei DEM, perfetti nella difesa quando sono al potere, ed efficacissimi nell’attacco se alla Casa Bianca c’e’ uno del GOP. Lo ha ricordato ieri Trump con un tweet in cui ha definito l’inchiesta “la piu’ grande caccia alle streghe contro un presidente USA” e ha ironizzato su Clinton e Obama che non erano mai stato oggetto di indagine da uno “special counsel” per i loro scandali reali.
I DEM chiedevano da mesi una figura indipendente che guidasse l’inchiesta perche’ non si fidano di come l’FBI, e le commissioni congressuali dei deputati e senatori, stanno indagando da quasi un anno sulla intromissione della Russia nel processo elettorale americano, e sulle sospette “collusioni” tra la campagna di Trump e Mosca. Tutte le persone ragionevoli sanno che, se fosse stato trovato dall’FBI o da chicchessia, nel corso delle investigazioni formali o informali che si stanno prolungando da quasi un anno, uno straccio di prova atto a colpire Trump, sarebbe gia’ affiorato in prima pagina sul New York Times o sul Washinton Post.
Sorvoliamo su questa ovvieta’, che i liberal non ammettono, e esaminiamo allora i risvolti legali e i dubbi che i media anti Trump non si pongono, per convenienza politica, a proposito del celeberrimo “memo” di James Comey. Il documento “fantasma” e’ stato gettato dai media militanti DEM in pasto all’opinione pubblica come “la pressione di Trump per ostruire la giustizia”. L’insinuazione, se provata, sarebbe meritevole di avvio della procedura di impeachment, e Trump e’ stato perentorio, nella conferenza stampa di giovedi’ sera prima di partire, oggi, per la trasferta di nove giorni all’estero, nel rispondere “NO, NO” alla domanda se abbia mai chiesto a Comey di chiudere l’indagine su Flynn e la Russia. C’erano solo loro due, il presidente e il direttore dell’FBI, nella stanza Ovale oltre 3 mesi fa, quindi la parola dell’uno vale quanto quella dell’altro, a meno che non ci sia stata una registrazione del colloquio predisposta dalla Casa Bianca. Si vedra’ come finisce la faccenda, destinata a durare a lungo, ma intanto registriamo come lo Speaker della Camera, Paul Ryan, del GOP, si prepara a vederci chiaro.
“Sono sicuro che andremo a chiedere a Comey perche’, se il fatto e’ avvenuto come lui lo ha descritto (il colloquio di meta’ febbraio riportato nel suo memo in cui Trump avrebbe detto ‘spero che tu possa lasciare andare Flynn’ NDR), il direttore dell’FBI non ha reagito con una denuncia pubblica in quel momento (come sarebbe stato suo obbligo in caso di “ostruzione della giustizia NDR) . Sono un sacco le domande sul caso che attendono risposte”. E verranno, ora che il procuratore Speciale Mueller ha preso l’intera responsabilita’ dell’indagine.
La classe politica bipartisan di Washington ha espresso alta stima sull’esperienza e indipendenza di Mueller, ma non c’e’ da illudersi. Se la conclusione sara’ un “non luogo a procedere” contro Trump e la sua campagna, i DEM del palazzo e i media, che sono la stessa coda, non l’accetteranno comunque. Nancy Pelosi, il capo della minoranza democratica alla Camera, ha gia’ dichiarato che il procuratore speciale non e’ veramente indipendente dal governo, visto che e’ stato nominato da Rosenstein. E’ quanto prescrive la legge, ma Pelosi vorrebbe invece una commissione interamente svincolata dal ministero della Giustizia. Scelta da lei, possibilmente…

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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